l’Europa dopo il trattato di Lisbona, le opportunità per Bologna e l’Emilia-Romagna di Lanfranco Fanti

Il nuovo quadro normativo promosso da Lisbona e le opportunità  per Bologna e l’Emilia Romagna.

L’EUROPA

Sempre più  significativo è oramai il ruolo che le amministrazioni regionali e locali hanno assunto nel far compiere all’Unione europea molti dei suoi più ambiziosi obiettivi.

Quando si affrontano temi quali la politica di coesione, la crescita economica, lo sviluppo sostenibile, i finanziamenti strutturali fino alle norme in tema ambientale, il coinvolgimento ed il contributo delle autorità locali e regionali diventano requisiti fondamentali per la messa in opera di tali scopi.

L’entrata in vigore, a partire dal 1 dicembre, del Trattato di Lisbona ha valorizzato le prerogative che le regioni e le città esercitano nel sistema politico europeo e potenzierà il ruolo dell’organo che le rappresenta a Bruxelles, ossia il Comitato delle Regioni. In virtù delle riforme introdotte da Lisbona, non solo la presenza, ma il ruolo delle regioni e degli enti locali a Bruxelles va rivalutato e potenziato come del resto già stanno facendo molte realtà locali europee.

Da tutto ciò  consegue - altresì - un rafforzamento della coesione territoriale, chiave di volta della futura politica regionale, che finalmente trova cittadinanza in una base giuridica fondamentale. Le principali novità introdotte dal Trattato di Lisbona, con particolare riferimento al ruolo delle regioni, delle città europee e dell’Organo europeo che le rappresenta, possono essere cosi sintetizzate:


-riconoscimento della dimensione territoriale dell’UE


Per la prima volta nella sua storia, l’Unione europea riconosce esplicitamente la coesione territoriale, oltre a quella economica e sociale, quale obiettivo fondamentale da perseguire. L’articolo 3 del nuovo Trattato sull’Unione europea sancisce, infatti, che l’UE “promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri”. Tale esplicito riconoscimento è volto ad accrescere la dimensione territoriale dell’Unione, anche mediante l’inserimento e la valorizzazione di tale concetto in tutte le politiche dell’UE;


- riferimenti espliciti all’autonomia regionale e locale


Altra importante novità è rappresentata dal fatto che, per la prima volta, il diritto all’autonomia regionale e locale viene “consacrato” in un Trattato UE; l’articolo 4, paragrafo 2 del Trattato sull’Unione europea stabilisce, infatti, che “L’Unione rispetta l’uguaglianza degli Stati membri davanti ai trattati e la loro identità nazionale insita nella loro struttura fondamentale, politica e costituzionale, compreso il sistema delle autonomie locali e regionali“.
Il Trattato introduce anche ulteriori riferimenti al livello di governo regionale e locale. In particolare, l’articolo 5, paragrafo 3 del Trattato sull’UE recita ora: “In virtù del principio di sussidiarietà, nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione“;


- conferimento di poteri legislativi alle Assemblee regionali.


Il Trattato di Lisbona riconosce alle Assemblee regionali poteri legislativi quali nuovi attori del processo decisionale comunitario: le Assemblee in questione saranno coinvolte nel cosiddetto processo di monitoraggio della sussidiarietà. Il Protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità evidenzia che: “Ciascuno dei parlamenti nazionali o ciascuna camera di uno di questi parlamenti può, entro un termine di otto settimane a decorrere dalla data di trasmissione di un progetto di atto legislativo (…), inviare ai presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione un parere motivato che espone le ragioni per le quali ritiene che il progetto in causa non sia conforme al principio di sussidiarietà. Spetta a ciascun parlamento nazionale o a ciascuna camera dei parlamenti nazionali consultare all’occorrenza i parlamenti regionali con poteri legislativi“;
conseguimento, da parte del Comitato delle regioni, del diritto di agire in giudizio
Le disposizioni del nuovo Trattato di Lisbona rafforzano anche il ruolo istituzionale del Comitato delle regioni, conferendogli il diritto di adire la Corte di giustizia dell’Unione europea in due casi particolari: 1) per difendere le proprie prerogative; 2) per chiedere l’annullamento di un atto legislativo comunitario che ritiene violi il principio di sussidiarietà (ossia il principio in base al quale le decisioni devono essere prese al livello più vicino possibile ai cittadini). Tale diritto è sancito ora in un nuovo protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità:
La Corte di giustizia dell’Unione europea è competente a pronunciarsi sui ricorsi per violazione, mediante un atto legislativo, del principio di sussidiarietà (…).
In conformità alle modalità previste dallo stesso articolo, tali ricorsi possono essere proposti anche dal Comitato delle regioni avverso atti legislativi per l’adozione dei quali il Trattato (…) richiede la sua consultazione;
consultazione del Comitato delle regioni anche da parte del Parlamento europeo

Il Trattato di Lisbona consente al Comitato delle regioni, nei casi previsti dai trattati UE e in tutti gli altri casi in cui il Parlamento europeo lo ritenga opportuno, di essere consultato, non solo dalla Commissione e dal Consiglio,  ma anche dall’Organo legislativo europeo stesso; in particolare, nei casi concernenti la cooperazione transfrontaliera. Con il nuovo Trattato il Comitato avrà diritto, altresì, ad essere consultato dalle tre Istituzioni relativamente ai nuovi settori di intervento comunitario quali l’energia ed i cambiamenti climatici;

BOLOGNA E L’EMILIA-ROMAGNA

Con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, il dialogo tra le istituzioni europee e gli enti locali e regionali è fortemente incentivato sia dal punto di vista formale-giuridico che da quello politico: si invoca la consultazione delle realtà locali sia nella fase di elaborazione delle politiche comunitarie, fase ascendente, sia nel momento della loro applicazione, fase discendente, in cui si ritiene che la produzione normativa debba ricorrere più frequentemente a normative quadro e direttive per dare poi modo alle realtà locali di attuare e gestire autonomamente le dovute politiche atte a raggiungere i diversi obiettivi.

La Regione assume un ruolo chiave. Non solo più di consultazione ma di vera e propria influenza politica. L’introduzione della “sessione comunitaria” dell’Assemblea legislativa regionale permetterà di discutere ed aggiornare le politiche comunitarie in entrambe le fasi, quella ascendente e quella discendente.

A prescindere da questo quadro formale, occorre valutare l’opportunità politica che Lisbona rappresenta per gli enti locali. A guisa delle elezioni regionali e delle prossime amministrative, chi amministra dovrebbe considerare quanto segue:

Una maggiore sinergia tra Città e Regione ad esempio, rappresenterebbe oggi uno strumento fondamentale per rappresentare, promuovere e difendere gli obiettivi e gli interessi di Bologna e dell’ Emilia Romagna in Europa e nel mondo.

Una Città  Metropolitano sostenuta e promossa da un organo regionale politicamente attivo nel contesto europeo, significherebbe poter giovare di tutti i potenziali benefici dati non solo dalle nuove prerogative legislative introdotte da Lisbona, ma anche dai crescenti network di città e regioni che gravitano a Bruxelles e che coinvolgono realtà locali di tutta Europa.

Qualche esempio concreto:

nella politica energetica ed ambientale la Commissione europea ha lanciato la “COVENANT OF MAYORS“,  un’iniziativa sottoscritta dalle città europee che si impegnano a superare gli obiettivi della politica energetica comunitaria in termini di riduzione delle emissioni di CO2 attraverso una migliore efficienza energetica e una produzione e un utilizzo più sostenibili dell’energia. (http://www.eumayors.eu/)

La BANCA EUROPEA DEGLI INVESTIMENTI, la Commissione europea e la rete ELENA (European Local Energy Assistance) hanno messo a disposizione degli enti locali 1 miliardo di Euro per il finanziamento di progetti a favore delle energie rinnovabili e delle politiche energetiche. Un primo accordo con la provincia di Barcellona é stato appena firmato in Aprile, altre 16 città europee sono in attesa del semaforo verde della BEI. per info http://www.eib.org/products/technical_assistance/elena/index.htm

E questi non sono che esempi recenti nel settore dell’energia e dell’ambiente. Ma da molto tempo e per altre politiche (sociali, per le imprese, le reti regionali, le nuove tecnologie, la società dell’informazione) esistono altre Reti, con finanziamenti per specifici progetti, che sono “a disposizione”. Basta saperlo.

Uno sguardo al passato potrebbe essere utile.

Bologna nel 2000 è stata Capitale europea della cultura (1), gli effetti, di solito trascinanti e duraturi, di quell’evento si sono smarriti con grande rapidità; le possibilità e la visibilità, oltre allo stanziamento di 150 miliardi delle vecchie lire, che una tale nomina offre sono incalcolabili. Ma la scia di quell’evento si è smarrita nell’incapacità di proporre alcuna iniziativa che vedesse Bologna, la sua amministrazione, il suo capitale culturale, la sua Università, al centro di un progetto europeo, da “Urban”(2) a “Cultura 2000″(3).

Bologna è  membro dal 1992 ed è stata Presidente negli anni 1995 e 1996 di una delle più importanti, prestigiose e riconosciute reti tra città europee all’interno di programmi comunitari: EUROCITIES, il network che coinvolge 118 tra le maggiori città europee e che promuove i progetti di cooperazione transnazionale facilitando il coordinamento tra le sue città ed incoraggiando gli scambi delle migliori politiche nei diversi e molteplici settori di competenza.Al suo interno Bologna ha promosso, insieme ad altre città, la nascita della rete Telecities partecipando al suo comitato esecutivo fino al 2000 ed ha attivato una serie di progetti nel campo specifico della società dell’informazione.

EUROCITIES segue e partecipa attivamente ai dibattiti europei, a partire da contributi sulle principali tematiche (strategia di Lisbona, Costituzione europea), ad incontri con i rappresentanti del Parlamento europeo, della Commissione e del Consiglio per incoraggiare il dialogo con gli enti locali.

Nell’ambito dell’associazione Bologna negli anni ’90 ha attivato una serie di progetti nel campo specifico della società dell’informazione promovendo anche, insieme ad altre città, la nascita della rete Telecities e, come presidente di Eurocities, ha proposto la “Carta delle città europee” e la “Carta della cultura delle città europee”.

Al momento attuale Bologna non compare nell’organigramma di nessuna delle cinque commissioni, né dei sub-network (come Telecities), né tantomeno nel comitato esecutivo

dell’Associazione; mantiene una presenza formale in gruppi di lavoro e reti di città del tutto marginali e settoriali che non possono celare l’approccio sostanzialmente passivo e di basso profilo adottato dalla presente amministrazione nei confronti dell’Europa, con la conseguente pressoché totale rinuncia a possibili finanziamenti di progetti per la città.

Una domanda sorge allora. Quante e quali informazioni arrivano a Bologna e nel territorio emiliano - romagnolo? C’é l’interesse e la volontà politica non solo di cogliere ma di valutare strategicamente le possibilità che l’Europa mette a disposizione?

Vengono valutate attentamente le opportunità in termini di finanziamenti, di azioni comuni, di politiche sul territorio, di vantaggi sociali ed economici, che queste reti, queste iniziative e questi fondi mettono a disposizione delle realtà locali?

E se sì, vengono poi seguite da una meticolosa cernita e da una presenza attiva, non di facciata, alle iniziative ed alle politiche che ne seguono?

Non credo. Perché manca, da tempo, l’attenzione strategica a lungo termine. Occorrerebbe una costante e vigile presenza a Bruxelles al fine di monitorare, seguire e scegliere quali sono le politiche, le iniziative e gli investimenti che potrebbero avere rilevanza politica, sociale ed economica sul territorio cittadino e regionale.

Occorrerebbe una rete di informazione capillare che renda costantemente aggiornate le istituzioni locali, gli amministratori, le imprese, le università ed i vari attori sparsi nel territorio sulle opportunità “europee”.

Avendo alle spalle una strategia a lungo termine, che inevitabilmente si incontrerebbe nella elaborazione di una Città metropolitana. Infatti, la costruzione di un nuovo assetto amministrativo, di una nuova cittadinanza non possono fare a meno di passare per l’Europa. Bisognerebbe tenerlo presente.

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