“Qualità urbana e bellezza nella città metropolitana” di Milena Naldi

Trasformazioni urbane e competizione tra le città europee

Con lo spostamento della produzione industriale verso aree in cui le tutele dei lavoratori sono molto più basse, le città europee sono sempre più in competizione tra loro per attrarre funzioni terziarie, commerciali e finanziarie collegate al mercato globale.

Queste trasformazioni sono sempre più legate alla “valorizzazione delle aree”: nessun investimento industriale ha così alti profitti nel breve periodo come il cambiamento di destinazione urbanistica.

Inoltre, anche le città traggono vantaggi da questi cambiamenti e le amministrazioni comunali ricevono oneri e royalty finanziare per far fronte alla crisi fiscale delle città e alla riduzione di risorse per i propri servizi pubblici e sociali. Cresce perciò la pressione per la riduzione delle regole di tutela dei centri storici, dell’ambiente e del paesaggio collinare e delle aree agricole al fine di favorire interventi di trasformazione urbana.

La città metropolitana non può essere disegnata dall’intervento edilizio caso per caso, bensì dalla progettazione condivisa del futuro della città, dalla partecipazione dei cittadini, dal prevalere dell’interesse di tutti sull’interesse di pochi: le trasformazioni urbane devono essere finalizzate al bene della città. Tali trasformazioni vanno quindi regolate dagli strumenti urbanistici e assoggettate alle regole di tutela del patrimonio storico e del paesaggio; devono essere ad alta qualità architettonica oltre che tecnologica per la riduzione del consumo energetico e delle emissioni climalteranti e inquinanti del sistema metropolitano.

La tutela dei “beni comuni”, acqua, aria e territorio, come il risparmio energetico, dovranno essere assunti come limiti dello sviluppo urbano che stimolano la ricerca e l’innovazione strategica quali “giacimenti indispensabili” per il futuro delle città.

La realizzazione di una città più equa e giusta, più bella e gradevole, dovrà far leva sull’autonomia decisionale delle Istituzioni elettive, anche contrastando le pressioni delle lobbies dominanti che non vogliono cambiare: bisogna battere i veri “signori del NO”.

Anche la bellezza e il futuro turistico della nostra città rischia di essere stravolto da questi processi di omologazione urbanistica che cercano di imporsi sulla base delle logiche finanziarie globali.

Le città rischiano di perdere le loro peculiarità e di diventare delle marmellate indistinte prive della qualità che si basa sulla diversità e sulla propria storia, umana e territoriale.

Realizzare una città bella e gradevole è un obiettivo politico

L’intera area metropolitana, Bologna compresa, oggi risentono della riduzione di attenzione da molti anni, per non dire totale sottovalutazione, del tema della bellezza urbana e della tutela e qualità paesaggistica della collina e delle aree agricole, salvo rare eccezioni.

La crisi dei centri storici e la crescita di usi consumistici e rumorosi; la realizzazione di periferie troppo uguali e prive di connotazioni proprie; la trasformazione della case coloniche in residenze civili con l’abbandono delle vecchie piantumazioni e delle centurie romane per la produzione agricola estensiva, l’espansione sulle colline hanno cambiato il volto della nostra realtà metropolitana. Questo processo ha anche stravolto un’idea sostanziale della nostra realtà: gli spazi pubblici sono stati banalizzati nella loro progettazione e nella loro realizzazione mentre con grave danno per l’immagine e la funzionalità della città e dei piccoli centri.

Il “nuovo centro-sinistra” dovrà prendere atto di questa situazione e porsi l’obiettivo di governare questi processi in modo positivo e trasparente con un nuovo progetto pubblico per realizzare una città bella e gradevole, per un nuovo rinascimento urbano e metropolitano.

E’ necessario cambiare radicalmente la logica degli ultimi dieci anni: la bellezza della città e del territorio metropolitano non può essere lasciato al caso bensì va progettato e favorito selezionando i progetti per le parti private come per lo spazio pubblico del territorio: progettare la città vuol dire progettare la sua immagine, e oggi una città vive anche della sua immagine.

E’ ormai necessario dotarsi di uno strumento adeguato in ogni istituzione, un assessorato alla qualità urbana e alle nuove culture urbane” a livello metropolitano e comunale, capace di un confronto aperto tra l’autorità pubblica e i progettisti per il rispetto intelligente delle regole urbanistiche ed edilizie per una città pensata e progettata assieme, nel rispetto della libertà intellettuale e dei limiti di qualità posti dal progetto pubblico urbano e metropolitano.

Dovrebbe operare “per pensare la città e lo spazio pubblico”, per determinare un coordinamento degli interventi sul tessuto urbano e per la redazione e approvazione di una vera e propria progettazione urbana sia per la città storica che per l’area metropolitana.

Sarà suo compito predisporre una serie di “abachi” con cui indicare le modalità di intervento, i materiali, le strutture di arredo urbano, le pavimentazioni, gli apparati di illuminazione, insomma tutti gli oggetti pubblici e privati che si interfacciano con lo spazio pubblico, che dovranno essere applicati nei vari interventi edilizi e di manutenzione a seconda della zona in cui si opera, anche in applicazione dei RUE che saranno via via approvati dai Comuni: lo spazio pubblico dovrà essere considerato una risorsa di Bologna e della città metropolitana.

Dovrà operare per affermare il principio secondo cui la qualità urbana è un bene comune della città che si attua in un modo condiviso e complesso:

- attraverso Progetti, Piani e Programmi che tramite la partecipazione dei cittadini si propongono di qualificare e/o di riqualificare il tessuto urbano e le strutture pubbliche e private, anche per arricchire la dotazione di servizi e migliorare le periferie cittadine e metropolitane;

- con una progettazione di qualità, fondamentale per determinare una reale corrispondenza tra la città pianificata e la città realizzata e perché l’ambiente urbano, reso bello e piacevole da interventi progettuali non casuali, favorisca il senso di appartenenza da parte dei cittadini.

Dovrebbe inoltre studiare un’immagine della città da promuovere ai suoi cittadini e ai suoi ospiti, predisponendo ed inventando un proprio logo di qualità, il “Logo Bologna”: la città metropolitana di Bologna dovrà essere europea anche in questo.

Infatti, come l’esperienza dimostra, laddove si realizza il bello, difficilmente si afferma il degrado. Viceversa, laddove le situazioni degradano, il degrado diventa incontrovertibile e insostenibile, come si vede in parti significative del centro storico o della periferia.

Si tratta, nella sostanza, di affermare il diritto delle persone alla qualità e alla bellezza e di operare con determinazione e coerenza per realizzare tali scelte per garantire la parità dei diritti e il rispetto delle regole adeguandole via via e con rapidità in rapporto ai cambiamenti funzionali e culturali per garantire sempre un buon livello di qualità urbana.

La responsabilità primaria di tutto ciò è delle amministrazioni pubbliche, che potranno contare sulla sensibilità attiva dei cittadini grazie alla loro volontà di perseguire l’obiettivo di una vita pubblica basata sulla qualità e sulla vivibilità della città.

E’ necessario definire un’idea di città coerente con i nostri tempi basata sulle scelte di salvaguardia e qualità del centro storico, di qualificazione architettonica, funzionale e partecipativa delle zone più periferiche e delle “nuove centralità” urbane, di confini netti delle aree urbane per tutelare la campagna e il suo ruolo produttivo fondamentale per la città, oltre che per la sua sopravvivenza.

Il rilancio delle scelte di tutela e di qualificazione si intrecciano con le scelte per potenziare il ruolo culturale e strategico di “Bologna Capitale”, di porta principale di accesso alla nostra regione.

Alcune priorità

Tutela e qualità dei centri storici

Molte realtà della Provincia di Bologna sono dotate di importanti e bellissimi centri storici.

Il Centro Storico di Bologna per il suo alto valore è considerato un patrimonio dell’umanità.

Gli interventi per la loro tutela e per la loro qualità sono quindi in coerenza con la cultura più avanzata e con i sentimenti della maggioranza dei cittadini dell’area bolognese.

Questo è quanto mai evidente a fronte di situazioni di degrado che ne stanno imbruttendo parti significative della loro realtà quotidiana, oltre che della loro immagine, in particolare a Bologna dove per questo grave stato di cose cresce una tendenza a negare la peculiarità del centro storico di Bologna per proporne la sua omologazione al resto della città, anche interessi speculativi e finanziari tesi a “valorizzare” le relative proprietà e attività al fine di massimizzare la rendita urbana stravolgendo i criteri di tutela del centro storico.

Questa situazione impone una scelta molto chiara e un impegno prioritario del prossimo mandato per il rilancio della qualità dei centri storici della nostra realtà.

In particolare, bisognerà fare emergere tutte le potenzialità culturali e turistiche del centro storico per valorizzare la realtà di Bologna come città storica dei portici, simbolo fisico della peculiarità bolognese e dell’incontro tra le persone, del suo patrimonio storico e della sua bellezza.

Bologna non può essere ridotta a una città di attraversamento per cui contano solo l’aeroporto, l’autostrada e l’alta velocità. Lo stesso uso del catrame sulle strade del centro storico evoca il “mordi e fuggi” a danno della sua qualità: Bologna non merita di essere vista dai finestrini.

La qualità deve riguardare tutta la città metropolitana e il centro storico di Bologna va messo in rete con tutti i centri storici di qualità della pianura della montagna per proporre una peculiarità della nostra realtà che la rende strategica per il futuro della nostra società.

I centri storici non possono essere abbandonati o negati nella logica del tutto uguale.

Se i singoli comuni non possono mantenere una struttura operativa specifica si trovi il modo, in attesa dell’area metropolitana, di anticiparla dotando la nostra realtà di un unico centro con professionalità pubbliche adeguate che si occupi della tutela e dell’intervento culturale e tecnico su tutti i centri storici, a partire da quello di Bologna.

Molte sono le cose da fare, ma alcune richiedono una priorità, rapida e definita.

E’ perciò necessario elaborare e presentare, anche con il contributo della Regione e dei suoi Istituti Culturali, un “Progetto Centro Storico”; un progetto culturale per la sua unicità, con cui:

- definire una struttura che garantisca l’organicità culturale degli interventi su strade, spazi ed edifici pubblici e privati;

- indicare i materiali lapidei, le tipologie di arredo e dei corpi illuminanti a cui tutti gli interventi pubblici e privati dovranno attenersi scegliendo i più opportuni da “abachi” predisposti;

- definire, anche in rapporto con i nuovi RUE, le modalità di intervento per la tutela del tessuto storico urbano e degli edifici e per la loro qualificazione funzionale, abitativa ed energetica;

- stabilire la periodicità degli interventi privati, anche con finanziamenti pubblici, per la manutenzione dei portici e delle strade storiche, dei percorsi pedonali e delle aree pedonali;

- regolare le attività ludiche, le modalità di svolgimento e gli orari, allontanando quelle più rumorose e impattanti;

- regolare le attività di carico scarico delle merci in ore prestabilite e limitate;

- estendere i percorsi ciclabili e pedonali e le aree pedonali con accessi regolati a “velocità pedonale” per le auto dei residenti con parcheggi riservati, anche interrati, e liberare spazi urbani.

Una particolare attenzione dovrà essere dedicata alla mobilità nei centri storici per favorire la mobilità dei pedoni, dei ciclisti e dei mezzi pubblici, oltre al carico scarico in ore non di punta.

In particolare, nel centro storico di Bologna è necessario cambiare passo.

Come sta emergendo da tempo, il centro storico di Bologna è interessato da un attraversamento di persone e merci tale da rendere invivibile il cuore culturale e artistico della città con grave danno per la sua immagine e per le attività culturali e commerciali: a volte sembra di essere in una stazione di servizio su un’autostrada. Inoltre, non è ancora del tutto chiaro se questo andare e venire di persone e merci sia frutto della loro reale destinazione o sia piuttosto una comodità consolidata dei trasportatori per rendere più facile e meno costoso il loro lavoro.

Uno studio indipendente dovrà in particolare analizzare l’attuale rete di trasporto pubblico di ATC per garantire l’accesso al centro delle persone, evitando il suo forzato attraversamento.

In tal senso dovranno essere valutate le reali destinazioni e dovranno essere valutati gli effetti che produrranno il trasferimento degli uffici del Comune di Bologna e di eventuali altri decentramenti di funzioni fuori dalle mura del centro storico sulla mobilità dei cittadini e dei lavoratori senza alcun aumento, anzi riducendo l’uso delle auto per raggiungere il centro.

Sarà necessario proporsi di approfondire la conoscenza delle destinazioni reali di persone e merci per elaborare un progetto complessivo per una nuova e più alta qualità del centro storico di Bologna.

Sulla base di questo studio sarà possibile valutare l’ipotesi di una fase di pedonalizzazione e riduzione degli attraversamenti e dei permessi di accesso nella zona più centrale all’interno della “cerchia del mille”.

Periferie come “nuove centralità” per la riqualificazione urbana e metropolitana

Nella realtà bolognese le periferie non si caratterizzano come luoghi abbandonati o tanto peggio come ghetti urbani. Ma certo molti interventi, in particolare quelli di edilizia pubblica realizzati con le logiche delle leggi nazionali che li relegavano ai confini della città, risentono delle modalità insediative del tempo, della carenza di spazi e servizi pubblici e del loro abbandono, oltre che del deterioramento della qualità edilizia e dei relativi materiali.

Già alcuni interventi realizzati, ma soprattutto la scelta da parte della Fondazione del Monte di finanziare periodicamente interventi di qualificazione degli spazi pubblici ha determinato una nuova attenzione istituzionale a interventi di qualità da tempo attesi.

La scelta di indire “Concorsi di Progettazione” per la qualificazione degli spazi e dei servizi pubblici delle periferie prescelte ha reso ancora più rilevante e interessante l’intervento per il coinvolgimento di progettisti e idee diverse e della popolazione, ma è solo un inizio.

Questa esperienza andrà integrata, oltre che estesa, con quelle svolte negli atri comuni della realtà metropolitana bolognese per un processo di riqualificazione urbana, anche utilizzando leggi e finanziamenti regionali.

In particolare gli Enti Pubblici e l’ACER dovranno esser orientati con più decisione verso interventi di qualità architettonica ed energetica come elemento ordinatore della professionalità e della qualità anche degli interventi edilizi privati per qualificare e realizzare, dove carenti, aree verdi, spazi sociali e servizi pubblici al fine di dare una nuova “identità territoriale” a luoghi periferici.

In particolare l’opera di riqualificazione urbana, pubblica e privata, potrà essere un elemento portante della partecipazione dei cittadini che vivono e operano in tale zone per renderli protagonisti della costruzione di una nuova qualità dei loro territori.

Inoltre, i vecchi palazzi di edilizia pubblica potrebbero diventare una palestra per giovani progettisti con “concorsi di progettazione-riqualificazione” migliorando la qualità dell’immagine del territorio, anche con il ricorso all’arte urbana e ai writers, al fine di cambiare il loro impatto e la percezione di quel luogo nell’immaginario collettivo.

Riprogettare-riqualificare divertendo e divertendosi con la città; questo potrebbe essere uno slogan del futuro miglioramento della qualità delle periferie e delle città.

Tutela delle colline: piano collinare metropolitano

Le colline, come i centri storici, sono grandi patrimoni che la cultura di governo del passato ci ha consegnato e che è nostro compito tutelare per il loro valore culturale.

A Bologna tale patrimonio della città è stato di nuovo confermato con le scelte contenute nel nuovo Piano Collinare adottato recentemente dal Consiglio Comunale con cui si escludono nuove edificazioni e si avvia un percorso progettuale e operativo per favorire l’uso ludico degli spazi pubblici collinari favorendo il collegamento tra loro e l’accesso con nuovi percorsi pedonali.

Ma è anche evidente che la mancanza di un progetto condiviso con i comuni limitrofi ha fatto sì che le priorità di salvaguardia e i criteri di intervento siano molto differenziati con impatti molto negativi sull’intero territorio collinare metropolitano.

E’ chiaro che la diversità di insediamento nel territorio richiede criteri e modalità appropriate di intervento ma è altrettanto evidente che queste diversità, anche forti, non possono coincidere con i confini comunali ma dovranno tenere conto della peculiarità e della bellezza del paesaggio per dare continuità a zone di tutela condivise o a zone edificate sulla base di un progetto unitario che operi anche per una riqualificazione del territorio collinare metropolitano.

E’ necessario quindi lavorare a un “Piano Collinare Metropolitano” per armonizzare le diverse scelte già compiute e per assumere obiettivi convergenti di tutela e di valorizzazione ambientale delle parti ancora non compromesse progettando l’evoluzione e la riqualificazione del territorio collinare metropolitano e la mitigazione degli insediamenti e delle attività umane produttive e ludiche decise dalla pianificazione comunale e metropolitana.

Urbanistica partecipata

A Bologna, come in altri comuni dell’area metropolitana, nel tempo si sono già avviate esperienze di partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche, sia su questioni generali (elaborazione dei PRG) o su questioni specifiche per il completamento di parti della città (il Pilastro) o per la realizzazione di grandi infrastrutture come l’Alta Velocità in cui i cittadini che furono protagonisti della bocciatura del primo progetto sono oggi tra i controllori della realizzazione del nuovo progetto e del Servizio Ferroviario Regionale.

Così come in questo mandato si è data vita all’esperienza dei Forum e dei Laboratori Urbanistici compiendo passi importanti verso l’obiettivo dell’Urbanistica Partecipata.

Nel prossimo mandato, si dovrà compiere un passo decisivo per dare una strutturazione precisa a questi processi per una “urbanistica partecipata” capace di permettere ai cittadini di partecipare a pieno titolo alla definizione degli obiettivi di qualità nella riqualificazione di parti importanti della città e di potere decidere direttamente su alcune scelte specifiche a loro appositamente delegate dal Comune o dei Quartieri, o dalle future Municipalità.

La stessa definizione degli ambiti d’intervento urbanistico o di riqualificazione urbana previste dalla legge regionale permette di individuare i cittadini e gli operatori presenti nel territorio interessato rendendo così possibile la scelta, sulla base di modalità codificate, di eleggere i loro rappresentanti per partecipare ai tavoli di confronto e individuazione degli obiettivi di qualità attesi.

L’obiettivo principale è condurre le forze sociali e i cittadini alla condivisione dei metodi democratici per giungere a individuare i problemi/conflitti e a operare per favorire il confronto tra i vari attori su alcune grandi idee strategiche per la città per la ricerca di una mediazione condivisa o comunque per favorire le scelte che comunque competere ranno all’Assemblea Elettiva.

Sarà quindi compito del nuovo Consiglio Comunale elaborare e discutere una proposta specifica per definire le modalità di partecipazione di tutte le Associazioni economiche, sociali, ambientali per dare regole all’esperienza dell’Urbanistica Partecipata.

Concorsi di progettazione

Bologna ha bisogno di una nuova qualità architettonica, sia nelle zone di espansione urbana che nelle zone di ristrutturazione della città costruita fuori dal centro storico.

La ricostruzione della città dopo i bombardamenti sulla base delle singole proprietà, la tipologia edilizia, la mancanza di un progetto unitario che unisse aree private e spazi pubblici ha determinato una carenza in quelle zone di servizi e di qualità urbana.

Per tali zone è necessario elaborare progetti di riqualificazione urbana.

Così come è necessario puntare sulla riqualificazione edilizia per migliorare l’efficienza energetica degli edifici esistenti al fine di ridurre il fabbisogno energetico e l’inquinamento urbano.

Gli interessi generali per una nuova qualità urbana e gli interessi privati consolidati richiedono un progetto che ridefinisca i rapporti tra spazi privati e spazi pubblici con un accordo tra privati e Comune rispettoso dei diritti e capace di limitare la rendita urbana. La qualità architettonica e urbana dell’intervento dovrà essere assunta come obiettivo dall’accordo stesso, anche tramite percorsi di “urbanistica partecipata”.

Per una qualità progettuale elevata è utile attivare un confronto d’idee tra diversi progettisti chiamati a confrontarsi per individuare chi tra loro meglio risponde agli equilibri finanziari e funzionali oltre che agli obiettivi di qualità definiti dall’accordo sottoscritto dai privati e dal Comune.

Il Comune, quindi, potrà attivare “Concorsi di Progettazione” sia sulle opere pubbliche che sull’intero intervento urbanistico se questo è previsto dagli accordi stessi.

Bisogna utilizzare il “Concorso di Progettazione” come strumento per la scelta fra diverse proposte progettuali sulla stessa area, pubblica e/o privata, quello ciò che meglio risponde agli obiettivi di qualità predefiniti per le zone da ristrutturare e riqualificare contribuendo così a favorire il rilancio di una nuova cultura urbana ed architettonica, problema particolarmente sentito dai cittadini.

A tal fine i Comuni dovranno:

- indire concorsi di progettazione, sia di architettura che di design urbano, per la qualificazione degli spazi pubblici urbani al fine di contribuire al miglioramento della qualità di vita, della quale sono parti indissolubili il diritto al bello e alla bellezza del paesaggio urbano ed architettonico;

- usare a tal fine le normative e i regolamenti, a partire dal PSC, RUE, POC per favorire l’indizione dei concorsi di progettazione per interventi pubblici e privati;

- istituire ed organizzare uno specifico settore comunale affinché promuova e gestisca tutte le fasi concorsuali e sia .

I “Concorsi di Progettazione” dovranno essere aperti a progettisti di alta qualità con una particolare attenzione verso i giovani architetti, anche riservando loro spazi appositi di progettazione.

E’ questo il momento giusto per assumere questo strumento, compatibilmente con le possibilità finanziarie, per la riqualificazione degli spazi pubblici.

Riqualificare tanti piccoli spazi pubblici, l’ambiente di vita locale, il portico sotto casa, il piccolo giardino, la recinzione, il sagrato, la piazza, il luogo dell’attività sportiva, e via di seguito possono cambiare il volto delle città e delle periferie.

Non si tratta solamente di un problema di grande disegno urbano; ma piuttosto di cura insistita in ogni dettaglio dell’aspetto visivo: dagli intonaci delle superfici, alla pavimentazione e a tutti gli elementi che si vogliono definire come parti dell’arredo urbano.

Si tratta, ancora, di non considerare di secondario interesse gli aspetti urbani privi di squillo, di enfasi; quelli cioè di cui è costituita la maggioranza della città abitata e di determinare la condizione favorevole dei mille occhi che guardano la città e delle tante proposte per mettere in atto, sul terreno, le opportunità di una nuova cultura del convivere urbano; di una nuova progettualità urbanistica che nasce dallo scrutare con infinita attenzione l’ambiente reale nel quale le persone vivono quotidianamente.

Con lo strumento del Concorso di Progettazione si può far emergere questa conoscenza diffusa e far competere la trasparenza delle procedure con la qualità e la “fantasia” per la qualità della città e del territorio metropolitano.

Polis, democrazia, partecipazione

Governare Bologna vorrà dire accrescere la qualità strategica e la responsabilità diretta nelle scelte di indirizzo, programmatiche e progettuali delle Assemblee Elettive, per regolare in modo nuovo e sostenibile l’utilizzo e il risparmio delle risorse naturali non rinnovabili ed esauribili.

Questo cambiamento epocale impone il superamento dello schema concertativo attuale troppo basato su interessi categoriali conservativi che mortifica la stessa volontà innovative delle componenti culturali e imprenditoriali più avanzate.

Oggi è necessario favorire una dialettica molto più aperta e dinamica; una dialettica in cui il conflitto tra i diversi interessi in campo sia palese; così come sarà necessario che allo stesso tavolo di confronto con Comuni e Regione siedano a pari livello i rappresentanti delle associazioni economiche, sociali, ambientali e della ricerca, energetica in particolare.

Di fronte a questa situazione nuova e difficile c’è bisogno di maggiore democrazia nelle varie associazioni perché prevalgano le forze più consapevoli e c’è bisogno di partecipazione dei cittadini per includere nei percorsi decisionali anche le loro attese di qualità.

Per governare una realtà complessa e globalizzata come Bologna e la sua area metropolitana, è diventato urgente il coinvolgimento delle persone, singole e associate, che abitano e operano nella città con alcuni chiari obiettivi di coinvolgimento che vanno oltre il momento elettorale:

- la mediazione del conflitto sulle grandi e piccole scelte, sulla distribuzione delle risorse, degli spazi, dei rischi e dei benefici;

- il coordinamento di progetti dei diversi attori locali affinché si generi un moto d’idee diffuso capace di trasmettere fiducia e creare nuove risorse materiali e immateriali;

- l’informazione periodica sugli obiettivi di lavoro del Comune e l’utilizzo di strumenti adeguati (carte, progetti, plastici complessivi, percorsi informatici, ecc) oltre all’utilizzo di personale esperto nei metodi di consultazione e partecipazione per rendere più facile la comprensione e l’accesso ai processi decisionali partecipativi dei cittadini;

- il referendum, quale strumento consultivo o propositivo, o il “sondaggio deliberativo”, da usare su questioni precise, per accompagnare se necessario il processo partecipativo.

Le Assemblee Elettive a ogni livello dovranno definire tramite un processo partecipativo il regolamento della partecipazione da approvare nel nuovo Consiglio Comunale per una nuova stagione amministrativa più efficiente e più rapida nelle decisioni.

Con tale atto dovranno essere definite le regole per la partecipazione dei cittadini singoli e associati, gli spazi decisionali appositamente delegati, le modalità per favorire il confronto e la ricerca di una mediazione del conflitto con la creazione di eventuali aggregazioni collaborative, le modalità per l’informazione e la conoscenza dei piani o delle proposte oggetto della processo partecipativo, i tempi relativi per lo svolgimento di tali procedure, le garanzie di attuazione delle decisioni assunte e le modalità di tutela delle decisioni assunte per il futuro sviluppo di un territorio, le priorità da affrontare per affermare la qualità attesa e concordata.

Chi governa la comunità, chi la rappresenta ha il dovere morale, e deve sentire la necessità culturale favorire la partecipazione attiva dei cittadini.

Nell’accezione più avanzata e democratica, “qualificare e riqualificare” sono parte importante dei processi partecipativi per regolare la trasformazione del territorio tenendo conto della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, con l’obiettivo di integrare le diverse funzioni urbane, eliminare le barriere fisiche e sociali, valorizzare l’identità dello spazio pubblico, la bellezza e la nuova qualità architettonica e funzionale della città (anche eliminando edifici obsoleti ed esteticamente incongrui) e realizzare servizi di trasporto collettivi, spazi e percorsi pedonali e ciclabili in una visione armonica della mobilità e dell’accessibilità ai servizi pubblici e privati.

Lavoriamo per la città di tutti e per tutti: sicura, plurietnica, bella e gradevole.

Bologna, 2 marzo 2009

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