“Combattere la paura, lotta al degrado, maggiore sicurezza” di Salvatore Monachino
Le politiche degli ultimi decenni hanno dimostrato che senza una pluralità d’interventi sociali, istituzionali ed anche repressivi le singole misure finalizzate ad una maggiore sicurezza dei cittadini sono destinate al fallimento.
Adotta il territorio
Innanzi tutto pensiamo che un’efficace politica sulla sicurezza deve necessariamente prevedere un ruolo attivo dei cittadini; bisogna spezzare il circolo vizioso della paura, che conduce all’abbandono dello spazio pubblico prima ed alla sua trasformazione in luogo insicuro poi.
Quindi, in generale, si devono promuovere tutte quelle iniziative economiche, commerciali e ludiche tendenti a rivitalizzare il territorio: dal sostegno al piccolo commercio diffuso alle manifestazioni pubbliche. Nello specifico, abbiamo pensato ad una particolare iniziativa da lanciare alla cittadinanza, che abbiamo chiamato “Adotta il territorio”, con la quale intendiamo favorire la nascita di aggregazioni di cittadini che, in cambio di risorse e fruizione di strutture pubbliche, occupino un determinato territorio - un parco, una strada, un quartiere - per attività ludiche, sportive,ecologiche o altro ancora.
Lotta al degrado sociale e urbano
Un altro campo di attività determinanti riguarda la riqualificazione degli ambienti degradati.
Pensiamo di comporre una mappa dei luoghi del degrado e poi mettere in campo un programma per la loro progressiva risoluzione. Le proprietà di aree ed edifici in stato di abbandono devono essere responsabilizzate affinché tali luoghi siano recuperati e restituiti alle funzioni cittadine, anche attraverso l’introduzione di norme che prevedano sanzioni e interventi coattivi.
Gli insediamenti umani privi delle condizioni minime di civiltà e salubrità devono essere rimossi, prevedendo, però, delle soluzioni alternative per i loro occupanti, in particolare per le famiglie con prole. Ciò riguarda le baraccopoli che periodicamente sorgono in alcune aree verdi ed i campi nomadi permanenti. Per questi ultimi, pensiamo ad un programma di medio-lungo periodo finalizzato al loro smantellamento ed alla collocazione delle famiglie in case. Per i nomadi itineranti pensiamo alla costituzione di un’area attrezzata e presidiata, che rappresenti sia un’opportunità ma anche obbligo per queste popolazioni, in modo da evitare, anche coattivamente, occupazioni e soste abusive nel territorio comunale.
Un capitolo a sé riguarda i Centri di Permanenza Temporanea per immigrati clandestini in attesa di espulsione che, essendo in realtà luoghi di detenzione, noi pensiamo debbano essere destinati esclusivamente ai clandestini non identificati che si rendono autori di reati o che siano organici a gruppi o ambienti a diffusa illegalità, non solo per ragioni di giustizia sociale, ma anche per una più efficace lotta al crimine. Troppo spesso, infatti, leggiamo di clandestini pluripregiudicati che continuano a circolare nelle nostre strade e commettere reati, mentre i C.P.T. sono pieni di immigrati clandestini solo colpevoli di fuggire da condizioni di vita disumane.
Distinguere tra immigrazione e criminalità non è solo un atto di intelligenza e onestà intellettuale, ma anche il primo necessario passo per l’adozione di misure efficaci e coerenti nella lotta contro la delinquenza.
Sistema integrato e coordinato di sicurezza
Per quanto riguarda le attività di prevenzione e repressione dei fenomeni criminali, ribadiamo che sono di esclusiva competenza delle forze di polizia, statali e locali, ma senza improvvisazioni e confusione di ruolo e funzione. Noi riteniamo sbagliata la strategia seguita negli ultimi anni che ha portato, da un lato, al continuo slittamento di responsabilità, politiche e amministrative, dagli organi preposti – Ministeri, Prefettura e Questura – verso gli Enti Locali e, di conseguenza, al proliferare di organismi amministrativi che sotto la generica etichetta di “Sicurezza” svolgono compiti non chiari, non coordinati, o addirittura in concorrenza con gli altri organismi e, comunque, con risultati che si sono rivelati insoddisfacenti.
Noi pensiamo che si devono superare confusione e sovrapposizione di ruoli, realizzando un “sistema integrato e coordinato di sicurezza” nel quale ogni forza svolga attività specifiche nella repressione dei reati e coordinate nella loro prevenzione. Proponiamo quindi un tavolo di coordinamento permanente tra forze di polizia, Comune e Prefettura per stabilire specifici ambiti di attività, coordinamento nel controllo del territorio e protocolli d’intervento per far fronte ai fenomeni più frequenti o contingenti.
Ristrutturazione della Polizia Municipale
Per le considerazioni espresse, riteniamo che l’attuale struttura organizzativa della Polizia Municipale debba essere profondamente trasformata in direzione di una maggiore professionalità e specializzazione nelle sue peculiari attività e di una maggiore presenza nel controllo del territorio.
Innanzi tutto, questo settore deve cominciare ad essere guardato in un ottica metropolitana. Noi pensiamo ad un Corpo di Polizia Municipale Metropolitano che operi in modo integrato e coordinato con le altre forze di polizia e gli altri pubblici uffici, strutturato in un Comando che accorpi le funzioni logistiche e direzionali ed in sedi territoriali –Commissariati di Polizia Municipale - che garantiscano un capillare controllo del territorio e le funzioni operative di pronto intervento.
Per quanto riguarda le specifiche attività, pensiamo a maggiori interventi nei campi della polizia stradale, per cercare di ridurre le vittime della strada in ambito urbano, del controllo delle attività lavorative, per ridurre l’infortunistica sul lavoro, nella tutela ambientale e nel commercio, per una maggiore tutela dei consumatori.
Ci sono poi i fenomeni di devianza sociale che tanto allarme destano nei cittadini e che non possono restare inascoltati, ma neanche strumentalizzati o esasperati per calcolo elettorale. Di fronte a specifici fenomeni quali vagabondaggio, bullismo giovanile, schiamazzi e molestie ai residenti bisogna mettere in campo dei programmi d’intervento ad hoc, coinvolgendo diverse strutture e che implichino misure sia repressive, nei casi di violazioni evidenti e croniche, ma anche di carattere sociale ed educativo, in modo da perseguire l’obbiettivo del reintegro sociale dei loro protagonisti.
Salvatore Monachino
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