“Sintesi note/osservazioni al RUE del Comune di Bologna” di Gabriele Bollini

Conferenza Stampa
Sabato 17, ore 11, Sala Savonuzzi

SINTESI NOTE/OSSERVAZIONI AL RUE IN ADOZIONE LUNEDI 19 IN CONSIGLIO COMUNALE

PERCHE’ LA RETE ECOLOGISTA BOLOGNESE SI OCCUPA DEL REGOLAMENTO URBANISTICO EDILIZIO?

Il Regolamento Edilizio costituisce la norma più significativa per definire le modalità e le prassi con le quali realizzare costruzioni e ristrutturazioni degli edifici, oltre a determinare caratteristiche minime e massime degli edifici, si stabiliscono le procedure burocratiche da seguire e contestualmente i costi e i tempi associati.

Si tratta senza dubbio della norma più vicina ai cittadini: tutti noi dobbiamo infatti confrontarci con il regolamento edilizio del Comune dove si abita.

Un passo fondamentale per implementare le fonti rinnovabili, e ancor più l’efficienza energetica, è quello di portare cultura e tecnologie sostenibili in quello che costruiamo, soprattutto negli edifici.

Un Regolamento Edilizio Sostenibile è un regolamento che affronta direttamente e concretamente il tema dell’efficienza energetica nell’edilizia e che promuove l’impiego di soluzioni sostenibili con gli strumenti propri del regolamento (vincoli, controlli, incentivi e disincentivi).

Particolare attenzione è data al tema della comunicazione, diffusione e informazione dei contenuti e dei concetti di tali regolamenti.

I temi che intercettano le norme e le procedure dei regolamenti edilizi con le fonti rinnovabili e le misure di efficienza energetica sono state individuate in:
Installazione di pannelli solari e fotovoltaici
Sostituzione infissi
Applicazione cappotto termico
Scavi per pompe di calore geotermico
Sostituzione/installazione impianto termico
Orientamento edifici

Raccomandazioni
• Aspetti energetici e qualitativi nei RE
• Chiarezza e Trasparenza normativa
• Decidere cosa incentivare e cosa vincolare
• Attenzione all’esistente, non solo al nuovo
• Monitoraggio delle dinamiche edificatorie
• Comunicazione e Formazione tra i vari soggetti

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Premesso che nella parte introduttiva del RUE (7 caratteri per il profilo del RUE) si specifica
che il RUE di Bologna è connotato da una impostazione prestazionale sostenuta da guide progettuali di orientamento verso buone pratiche del costruire (punto 2),
che vengono incentivati gli interventi urbanistici ed edilizi che perseguono efficienza energetica, risparmio di risorse idriche, permeabilità dei suoli, cura del verde (punto 3)
che c’è una specifica parte del RUE (2° parte, Disciplina dei materiali urbani ed edilizi) che interpreta e declina i temi della qualità edilizia (punto 5).

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Analizzando però nel dettaglio tale strumento urbanistico che va in adozione in Consiglio Comunale lunedì prossimo, si nota che i temi dell’efficienza energetica e della sostenibilità edilizia sono affrontati in modo ancora molto generico.

Si nota che alla scala urbanistica non viene dato un segnale forte per esempio sullo sviluppo e l’incentivazione delle piste ciclabili, sull’uso del verde urbano come elemento di regolazione microclimatica e di assorbimento di sostanze inquinanti, sulla gestione sostenibile delle acque meteoriche (contenendone i deflussi con pavimentazioni permeabili e tetti verdi; recuperandole per il riutilizzo al fine di risparmiare acqua potabile; prevedendo sistemi d’infiltrazione superficiale e sotterranea; reimmissione delle acque meteoriche in acque superficiali), sul fatto che la stima degli impatti ambientali e la verifica delle condizioni di ammissibilità degli interventi urbanistici deve tener conto (fin da subito per arrivare al 2020 “attrezzati”) delle condizioni poste dalla UE con la ormai nota politica del 20 – 20 - 20.

I target approvati all’unanimità dai 27 Paesi dell’UE nel marzo 2007 prevedono, entro il 2020, una riduzione del 20% di emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, un aumento del 20% di consumi da energie rinnovabili e un incremento del 20% dell’efficienza energetica. Tenendo conto quindi che gli Enti locali sono chiamati ad un ulteriore impegno sulla materia, si rende indispensabile prevedere che questi obiettivi vengano assunti ed applicati, da subito e non entro il 2020, in tutte le aree di espansione, recupero, riqualificazione urbana e per tutti gli edifici pubblici in proprietà di nuova costruzione, nonché per quelli esistenti sui quali siano previsti interventi di carattere strutturale o di manutenzione straordinaria di un certo rilievo.
Così come per garantire seriamente il “diritto all’acqua” per le generazioni future sono necessari cambiamenti profondi che abbracciano non solo il modello di gestione dell’acqua potabile, che dovrà essere rivisto “strutturalmente”, ma anche le politiche economiche globali e l’assetto del territorio, sia agricolo che urbano.
In risposta alla doppia pressione del Picco del Petrolio e dei Cambiamenti climatici, si rendono necessarie iniziative di transizione verso un futuro a più basso consumo di energia e a un più grande livello di comunità resiliente, capace cioè di affrontare e superare le due sfide più dure che si presentano all’umanità all’inizio del 21° secolo (appunto, i Cambiamenti Climatici indotti dall’Effetto Serra e il Picco del Petrolio ma più in generale l’esaurimento delle risorse). Comunità che attuino un approccio integrato e partecipativo per ridurre il proprio consumo di combustibili fossili e migliorare la propria capacità di sostenere il fondamentale cambiamento che accompagnerà il Picco del Petrolio.

Così come alla scala edilizia non si danno segnali forti per esempio sulla necessità del diritto al sole per tutti gli edifici di nuova costruzione o ristrutturazione-ampliamento, sulla necessità (sempre per chiudere il ciclo dell’acqua) per tutti gli interventi edilizi di reti duali e sistemi per recuperare acque grigie e meteoriche, sull’uso di materiali ecologici e facilmente riciclabili, sulla necessità di rendere efficienti i nuovi edifici e quelli esistenti e di sviluppare tutte le fonti rinnovabili localmente disponibili per produrre energia, ecc.

Che cosa vogliamo dire quando diciamo “non si danno segnali forti”, “i temi sono affrontati ancora in modo generico” e così via? Facciamo allora un esempio su un tema come quello della riduzione delle emissioni di gas serra e dell’aumento della produzione di energia da FER.
Nel RUE all’Art. 56, Requisito Contenimento dei consumi energetici invernali E 7.1, prestazione 1.4 (pag. 136), c’è scritto “Sfruttare l’energia solare, oltre che per la produzione di energia elettrica [ovvero solare FVT], per la produzione di una quota significativa dell’acqua calda sanitaria e per un’eventuale integrazione del riscaldamento invernale” (ripetuta pari pari anche come prestazione 3.3 stesso Art.).

Mentre invece quello che normalmente si trova in RE sostenibili è ad esempio:

Sugli impianti solari termici
“Installazione di impianti solari termici in integrazione con l’edificio, dimensionati per coprire non meno del 50% del fabbisogno energetico annuo di acqua calda sanitaria. (salvo vincoli ambientali) ed integrazione con sistemi di distribuzione del calore a bassa temperatura (25-35°C) come i pannelli radianti (v. scheda 3.5). Obbligatorio per edifici di nuova costruzione e per interventi di ristrutturazione degli impianti termici esistenti.” (LG per la definizione di un Regolamento Edilizio Tipo della Provincia di Milano e LG Energia PEC Settore Ambiente Comune di Bologna)

Sugli impianti solari fotovoltaici
“Installazione di impianti solari fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. Obbligatorio in edifici residenziali di nuova costruzione. Consigliato in tutti gli altri edifici che presentino una buona esposizione a Sud e elevate possibilità di integrazione dei pannelli fotovoltaici con la struttura architettonica (tetto o pareti verticali).
La Legge Finanziaria 2007 (n. 296/06), al comma 350, prevede l’introduzione nel Regolamento Edilizio Comunale dell’obbligo di una quota di fotovoltaico pari a 0,2 kW per ogni unita abitativa in tutti gli edifici di nuova costruzione. Tale obbligo e vincolante per ottenere il rilascio del permesso a costruire.” (LG per la definizione di un Regolamento Edilizio Tipo della Provincia di Milano e LG Energia PEC Settore Ambiente Comune di Bologna)

E purtroppo se ne possono fare altri di esempi di questo tipo scorrendo il RUE e confrontandolo con altri RUE e RE sostenibili approvati in giro per l’Italia.

Mancano cioè proprio i contenuti della parte prestazionale del RUE (2° parte), quella operativa, che consente di tradurre le enunciazioni di principio sulla sostenibilità richiamate nel PSC (peraltro scarne, deboli e superficiali) e nel RUE, in scelte concrete, definendo in modo preciso quali siano i requisiti e le prestazioni cogenti da soddisfare per raggiungere questi obiettivi di sostenibilità così come per esempio è stato fatto nelle Linee Guida per l’Energia (Raccomandazioni per l’uso efficiente dell’energia e la valorizzazione delle FER nelle aree di recupero, espansione, riqualificazione urbana) contenute nel Piano Energetico Comunale elaborato dal Settore Ambiente del Comune di Bologna (approvato in data 17/12/2007 dal Consiglio Comunale con delibera O.d.G. 240/2007, P.G. N. 241448/2007) (lavoro, peraltro che il Comune aveva già fatto a fine anni ’90 con un altro PEC e con BRICK, rimanendo poi il tutto lettera morta con il cambio dell’amministrazione) o in atri Regolamenti Edilizi di Comuni della Regione (Comuni di Rimini, Correggio, Colorno, ecc.) e di altre parti d’Italia (Provincia di Milano e Como, Comuni di Carugate, Morazzone Quarrata, Corbetta, Asti, ecc.) o nei requisiti volontari dell’Atto di indirizzo e coordinamento sui requisiti di rendimento energetico e sulle procedure di certificazione energetica degli edifici, approvato in data 4 marzo 2008 dal Consiglio Regionale (e entrate in vigore il 1° luglio 2008).

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Sempre nella seconda parte del RUE, in un piccolo paragrafo, si parla di incentivi per la sostenibilità degli interventi edilizi (Art. 55 punto 3), specificando che per alcuni requisiti la norma fissa livelli prestazionali migliorativi finalizzati a garantire una maggiore sostenibilità degli interventi edilizi, ma non si capisce a quali requisiti ci si riferisca e quali siano questi livelli migliorativi. Viene anche detto che tali incentivi si applicherebbero solo nel caso di ristrutturazione di edifici esistenti perché nel caso di interventi di nuova costruzione tali livelli prestazionali migliorativi sarebbero cogenti (quali?). L’incentivo consisterebbe nell’ampliamento una tantum nella misura del 10% del Volume totale dell’edificio!!.

Un tema così strategico come quello dell’incentivazione degli interventi di edilizia sostenibile viene quindi liquidato così in poche righe senza ulteriori riflessioni e indicazioni operative!

Ora, premesso che il RUE dovrà a nostro parere definire una serie di requisiti e prestazioni di sostenibilità ambientale obbligatori a cui tutti gli interventi edilizi ed in particolare le nuove costruzioni avranno l’obbligo attenersi; più saranno questi requisiti-prestazionali meglio sarà perchè si porranno dei paletti importanti per gran parte degli interventi edilizi da oggi per i prossimi 10 anni, va comunque prevista una scelta premiale degli interventi di sostenibilità, perché non è pensabile che tutti i requisiti prestazionali che incentivano la sostenibilità siano resi cogenti fin da subito (per esempio il “recupero delle acque grigie”, piuttosto che “l’uso di materiali naturali”) sia nei nuovi edifici, sia a maggior ragione nel recupero di quelli esistenti (dove è più difficile intervenire con scelte di sostenibilità).

Fatta questa precisazione, non si capisce perchè iI RUE nel caso di applicazione di tali livelli prestazionali migliorativi (peraltro non definiti) preveda di premiare solo gli interventi di ristrutturazione, disincetivando così la loro applicazione anche negli edifici di nuova costruzione. Secondo noi non ha proprio senso!

Inoltre non appare condivisibile la scelta di premiare un intervento edilizio volto ad una maggior sostenibilità con incrementi di volume seppur limitati, perché nuovamente incrementiamo la quantità di materiali edilizi ed energia in essi incorporata. Inoltre tali ampliamenti non sono certo ammissibili in centro storico e quindi si creerebbe una sperequazione tra interventi di sostenibilità effettuati nel centro storico e quelli effettuati fuori dal centro storico!

A nostro parere vanno valutate altre forme di incentivazione, tra cui quella già operante prevista dalla Regione (riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria), o che valorizzino la qualità degli interventi effettuati con idonei riconoscimenti pubblici (similmente alla certificazione Casa Clima di Bolzano) e poi vanno previsti sistemi che orientino i tecnici e i committenti verso le scelte di sostenibilità ambientali, tra cui le guide progettuali che sono state previste all’art 2 punto 5) ma non sono poi state pubblicate, oltre a idonei documenti informativi (sul tipo della guida “Casa della salute” edito, fino a qualche anno fa, per l’appunto dal Comune di Bologna insieme al Servizio Sanitario Regionale Emilia-Romagna, Azienda USL Bologna).

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Si ha quindi la sensazione che le scelte di sostenibilità edilizia e la loro incentivazione siano state solamente enunciate a livello di principio. Questo in quanto non è stata concretamente definita attraverso le schede tecniche di dettaglio e le guide progettuali tutta la parte prestazionale di cogenza (obbligatorie) e non cogenza (volontarie) dei requisiti che se soddisfatti migliorano la sostenibilità ambientale degli interventi urbanistici e edilizi.

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Ci si chiede inoltre cosa succederà una volta adottato il RUE, mancando questi allegati fondamentali, nei tre mesi che concorrono per la sua approvazione, subentrando il regime di salvaguardia. Varrà l’attuale RE che è dotato di un allegato ben definito in cui sono individuati i singoli requisiti e i relativi livelli di prestazione o varrà il RUE in adozione che manca di questo allegato essendo i requisiti e le prestazioni semplicemente descritti in modo generico?

E se anche dopo l’adozione del RUE non fossero prodotti in tempi brevi i suddetti allegati? Poichè si presume che comunque andranno prima visionati e valutati prima di essere adottati e poi approvati e quindi i tempi di approvazione si potrebbero ulteriormente dilatare si potrebbe creare una paralisi nell’attività edilizia cittadina a livello della presentazione dei progetti e della loro autorizzazione! Che per la verità, avendo come REB aderito alla campagna nazionale “STOP al consumo di territorio” non ci dispiacerebbe poi tanto.

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Si desume da quanto sopra riportato che ai fini della reale applicabilità del RUE (vedi TITOLO 1 art.7) sia determinante la contestuale adozione, pubblicazione e approvazione anche dei “Complementi Regolamentari del RUE” tra cui le suddette schede prestazionali e le guide progettuali. Qualunque rinvio o bipartizione del processo adozione-approvazione - cioè intanto si adotta questa parte e poi verranno le schede – non è materialmente e giuridicamente possibile che avvenga in questo mandato e vedrà inevitabilmente questo Consiglio adottare e il prossimo approvare; pena l’illegittimità dell’atto.

Come “Rete Ecologica Bolognese” siamo disponibili a interagire fin da ora con l’Amministrazione Comunale per un confronto sui temi esposti in queste note al fine di arrivare alla messa a punto di uno strumento urbanistico che risulterà strategico nella disciplina degli interventi edilizi dei prossimi anni e che quindi richiede una particolare cura e approfondimento degli aspetti che potranno meglio garantire la sostenibilità e qualità ambientale degli interventi edilizi.

Per riportare Bologna verso una avanguardia nell’agire, verso il bene comune, che le è appartenuta per molti anni e che ha via via perso.per tornare ad essere fieri di sentirsi cittadini bolognesi.

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  1. Per il futuro di Bologna » Errata corrige: avevamo annunciato con l’ultimo aggiornamento del sito… — 10 febbraio 2009 @ 13:12

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