“Povertà, dignità e diritti a Bologna e dintorni” della Rete Unirsi

unirsiUnirsi per Bologna
PROLOGO

Definizioni tratte dal dizionario Sabatini Coletti di

POVERTA’

Condizione di chi (persona o entità collettiva) è privo di sufficienti mezzi di sussistenza o ne ha in maniera inadeguata.

DIGNITA’

Considerazione in cui l’uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato che denota rispetto per sè e per gli altri.

DIRITTO

Insieme di principi (umani, civili, politici) codificati allo scopo di fornire ai membri di una comunità regole oggettive di comportamento su cui fondare una ordinata convivenza.

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POVERTA’

Dai dati Istat emerge che in Italia vi sono attualmente 7 milioni e mezzo di poveri, che i due terzi vivono al Sud e che in tanti sono anziani

NUOVA POVERTA’

Oggi la povertà è cambiata. Sembra un paradosso, ma ora può toccare tutti, compreso il dirigente d’azienda. È trasversale, strisciante e si è infiltrata in tutte le fasce sociali.

Chi sono i nuovi poveri

“Gli anziani, Persone della classe media, del settore “formale” (spesso salariati e con lavoro fisso) che sono passati sotto la soglia della povertà per conseguenza di crisi economiche e dell’abbassamento del potere d’acquisto dello stipendio o espulsi dal lavoro in età avanzata o anche disoccupati di ritorno”

Da Eurispes (“Sole 24 ore” 8 aprile 2008)

È peggiorata la situazione economica delle famiglie. La crescita complessiva dell’inflazione, la disoccupazione che è l’anticamera della povertà e la perdita del potere di acquisto delle retribuzioni portano le famiglie a stringere sempre più le cinghia per arrivare alla fine del mese, con le prime difficoltà che iniziano a sorgere già dalla “terza settimana” o addirittura dalla fine della seconda settimana. Povero è anche chi ha un lavoro sottopagato e se lo tiene stretto: la sopravvivenza è fatta di uno stipendio di mille euro al mese per due persone, secondo il cosiddetto indice di povertà relativa, come è lo stipendio medio, per esempio, di uno statale. Quindi i nuovi indigenti sono intere famiglie, che improvvisamente si ritrovano senza reddito e devono combattere contro l’affitto mensile, le bollette, le spese per vivere. I nuovi poveri sono clochard per forza e spesso le loro facce sono molto giovani

3 Settembre 2008

L’Emilia-Romagna si scopre più povera
Lo Spi-Cgil di Bologna: ”Quest’anno molti pensionati vedranno diminuire il loro potere d’acquisto di quasi 290 euro”.

La povertà, quindi, non è più come noi l’abbiamo conosciuta fino a qualche anno fa.

STATO DELL’ARTE

La povertà in Italia rimane una grave questione sociale e Bologna, anche se in misura minore dal resto d’Italia, non è purtroppo esente da questo fenomeno.

Bologna, infatti, data la contingenza storica e le problematiche riguardanti le condizioni di vita della nostra umanità sta vivendo una situazione di forte emergenza sociale.

Numerosi cittadini in disagio vivono in condizioni fortemente precarie in questa città che una volta era celebre per la rete di servizi sociali e di strutture sanitarie efficienti.

Tale disagio è ormai endemico e radicato. Un esempio fra tutti è la famosa lista unica del dormitorio che ha ormai dei tempi di attesa molto lunghi (circa 8/10 mesi) tanto che in merito alla richiesta elevata si può scegliere soltanto un numero limitatissimo (cinque?) di persone su cinquanta richieste e la stessa emergenza freddo lascia per le strade senza possibilità di soccorso numerosi utenti venendo così a creare un aumento del disagio psicologico e certamente un servizio non efficiente.

Aumentano i casi di italiani di mezza età che sono rimasti senza lavoro e che quindi di conseguenza hanno perso riferimenti affettivi importanti dovendo gestire la situazione sociale con forte avvilimento e vergogna. La vita in solitudine e in abbandono non fa che scatenare forme patologiche reattive che aumentano il disagio e creano casi sociali di non semplice soluzione.

1 – I SOGGETTI DELLA POVERTA’ O A RISCHIO DI POVERTA’ A BOLOGNA

a – I “senza dimora” e “senza reddito”

possono essere calcolati in circa 1000 persone

b) gli anziani soli

oltre ai senza fissa dimora, vi è il rischio della diffusione di un area sociale invisibile, cioè il problema degli auto rinchiusi nelle dimore. Esiste, cioè, un certo numero di persone, senza una famiglia, primo e a volte unico ammortizzatore sociale, considerate le più povere e soprattutto gli anziani, con una ridotta autonomia e movimento, che sono completamente escluse dai soliti canali assistenziali. Sarebbe, quindi, importante sapere se gli aiuti decisi possono loro arrivare. La mancanza di tutela, infatti, rischia di portare le persone a essere escluse o ad autoescludersi. All’interno della nostra società, quindi, accanto alla riduzione di spazi di opportunità e di mobilità sociale, troviamo un forte pericolo di emarginazione.

A Bologna su 374.460 abitanti a fine 2007, sono 29.248 gli anziani di 65 anni e oltre che vivono soli. Di questi 22.900 sono DONNE. Gli ultraottantenni che vivono soli sono 13.352. Di questi 11.129 sono DONNE. Gli anziani oggi non possono più permettersi il cibo a cui erano abituati e rispetto a 4 anni fa i furti nei supermercati ad opera di anziani sono aumentati del 40%. Da sottolineare, infine, la presenza anche a Bologna del fenomeno di FEMMINILIZZAZIONE DELLA POVERTA’ delle donne anziane che e’ assolutamente invisibile perchè è quella che non incontriamo agli angoli delle strade o che si manifesta in tutto il suo degrado.

Le donne anziane percepiscono la pensione sociale di 358,99 euro al mese, o una pensione di reversibilità che comunque è ben lungi dal metterle al riparo dal rischio di povertà.

Insomma, succede anche a Bologna che una persona anziana rischi di concludere la propria esistenza in una condizione di forte marginalizzazione.

c) il disagio giovanile

Dal 7° rapporto annuale Eurispes sull’infanzia e l’adolescenza e dalla Relazione dell’Istituto degli Innocenti di Firenze emergono alcuni ambiti problematici riguardanti l’infanzia e l’adolescenza come:

- le violenze e i maltrattamenti sui minori (che risultano essere il 16% delle vittime di omicidio intrafamiliare);

- i comportamenti violenti dei minori, il tema del bullismo;

- i comportamenti a rischio, con un aumento della tolleranza verso il consumo di alcol e droghe, con una corrispondente diminuzione della percezione di rischio;

* la criminalità minorile, che è quantitativamente qualitativamente accentuata in termini di gravità degli atti e di comparsa, accanto alle forme tradizionali, di manifestazioni nuove definite “malessere del benessere”o di ultras e naziskin.

d) le famiglie

La condizione della persona spesso cambia radicalmente nel caso in cui costituisca una famiglia, realtà sociale indispensabile, su cui si basa la nostra comunità sociale.

La famiglia rappresenta un’area il cui disagio aumenta specialmente a motivo degli anziani a carico, delle condizioni che non consentono o non favoriscono la maternità. E nelle famiglie le donne sono quelle che soffrono il carico maggiore.

Le famiglie sono le più colpite dal declino economico e dal processo di impoverimento del nostro Paese. Tante famiglie normalissime, tante singole persone fanno fatica a far quadrare i conti del bilancio familiare a fronte dell’aumento del costo della vita e della perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi.

e) gli immigrati

Sono 3 milioni e 700 mila gli immigrati presenti in Italia, 25 volte di più rispetto al 1997 quando erano poco più di 144 mila. A Bologna possono essere calcolati in circa 78.000. Provengono da tutti i paesi del mondo, con prevalenza europea e la loro incidenza sulla popolazione è del 6 per cento ( a Bologna la percentuale è sensibilmente più alta), superiore di quasi un punto alla media europea.
Questa la fotografia scattata dal “Dossier Statistico Immigrazione 2008″ elaborato da Caritas/Migrantes, secondo cui la presenza di cittadini stranieri nel nostro Paese è andata aumentando progressivamente di diverse centinaia di migliaia durante il 2007: 1 ogni 15 residenti, 1 ogni 15 studenti e quasi 1 ogni 10 lavoratori occupati.

L’immigrato senza titolo di soggiorno è spesso costretto a “nascondersi”, è quasi una “non persona”, ha dunque ancora maggiori difficoltà di relazione sia con le persone, che con le istituzioni ed è escluso dal sistema di protezione sociale; questi elementi determinano un minore accesso alle informazioni e quindi ai servizi socio – sanitari. Nella nostra realtà cittadina essi sono presenti da molti anni (ad es. Ambulatorio Biavati della Confraternita della Misericordia, Sokos) e sono particolarmente numerosi, accessibili e pubblicizzati, ma non sempre collegati ai servizi pubblici in un percorso di rete. Le condizioni di esclusione portano inevitabilmente ad un notevole aumento dei costi, sia in termini di salute, sofferenza e denaro a livello personale, sia in termini di salute e costi per la collettività.

f) i nuovi “senza lavoro”

si tratta di una categoria destinata ad aumentare nell’attuale contingenza socioeconomica di cui non è possibile conoscere gli effetti e la durata ma che deve essere tenuta presente perché riguarda la vita ed il futuro della comunità cittadina.

Una recente ricerca realizzata dall’Istituto Regionale “A.De Gasperi” evidenzia che nella provincia di Bologna si registra un aumento di lavoratori per i quali viene richiesta la Cassa Integrazione Guadagni (prevalentemente nel settore tessile e nel metalmeccanico). Al 30 giugno 2007 in stato di disoccupazione della provincia di Bologna sono 43.277, di cui 26.641 di “lunga durata”, ovvero disoccupati da oltre 12 mesi.

Molto alta è la percentuale della precarietà. Nella Pubblica Amministrazione, in particolare, - il settore che può interessare più direttamente il Comune – si è ristretto il numero delle assunzioni a tempo determinato mentre aumentano i contratti di lavoro precario della durata di soli tre mesi. Le attese di trasformazione dei rapporti in contratti a tempo indeterminato sono scarsissime mentre prevalente è l’assoluta incertezza sul futuro.

g) gli ex carcerati

di cui si dovrebbe favorire il reinserimento lavorativo e, quindi, il rientro e l’integrazione positiva nella società

2 – REALTA’ ESISTENTI E PROBLEMATICITA’ PIU’ EVIDENTI A BOLOGNA

1. tendenza a censire il disagio più che a superare le attuali condizioni di disagio; carenza di interventi lungo il percorso che porta alla povertà per evitare che si giunga a tale condizione;
2. carenza di servizi accessibili; “in due anni ho visto aumentare esponenzialmente i nuclei familiari che si rivolgono al Servizio perché strozzati da affitti privati inaffrontabili, costi di forniture indispensabili, dall’acqua al gas, vendute come fossero beni di lusso, rette per asili nido, scuole materne, mense e servizi scolastici sia pure nominalmente “pubblici”…..ho visto le risorse e i servizi messi a disposizione dall’amministrazione comunale diminuire costantemente, in uno stillicidio di circolari e comunicazioni di servizio…..” (dalla lettera di dimissioni di un Operatore del Servizio per minori e famiglie del Comune di Bologna);
3. scollegamento fra gli enti pubblici e mancanza di integrazione fra pubblico e privayo, nel rispetto della rispettiva natura e delle rispettive competenze;

4. Mensa per i poveri e dormitorio pubblicio - distribuzione di cibi non utilizzati alle persone in difficoltà; molte di queste persone vengono da altri Comuni e molti dei residenti di Bologna per VERGOGNA vanno nelle parrocchie e nei Comuni vicini.

5. La necessità di un dormitorio decoroso

Le condizioni del dormitorio non vengono considerate degne da una parte degli ospiti che evitano quindi di sfruttare tale possibilità;

Alcune delle senza fissa dimora (clochard), con o senza permesso di soggiorno e che vivono ai margini della vita sociale, non hanno una casa dove dormire. Il problema viene maggiormente avvertito nel freddo periodo invernale durante il quale dormono in qualche edificio disabitato e cadente, sotto qualche ponte, presso la stazione ferroviaria, lungo il sentiero de’ Bregoli che porta a S. Luca.

Il Comune dovrebbe creare un servizio stabile di ospitalità notturna, reperire quindi locali idonei e volontari disposti a gestire tale attività (apertura, chiusura, vigilanza, ecc.). La massima difficoltà consiste nell’organizzare il servizio e soprattutto nel profilo economico. A tale scopo è necessario un progetto globale e finalizzato.

f) Integrazione dei cittadini stranieri

In questi anni gli immigrati hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita in ragione di una legge nazionale, la Bossi – Fini, che ha reso più precaria la presenza dei migranti con il costante rischio di un ritorno alla condizione di irregolarità, vincolando la durata del permesso alla durata del contratto di lavoro.

“Volevamo delle braccia, sono arrivate delle persone” scrive Max Frisch.

Ricongiungimenti familiari, nascita dei figli, scolarizzazione, incrementano i rapporti tra gli immigrati e le istituzioni della società ricevente, producendo un processo che porta l’immigrato ad essere membro e soggetto attivo della città, un cittadino in tutti i sensi. Dunque, la nascita e la socializzazione dei figli dei migranti, anche indipendentemente dalla volontà dei soggetti coinvolti, producono uno sviluppo delle interazioni, degli scambi, a volte dei conflitti tra popolazioni immigrate e società ospitante: rappresentano un punto di svolta dei rapporti interetnici, obbligando a prendere coscienza di una trasformazione irreversibile nella geografia umana e sociale di Bologna.

Per questo, accanto all’inclusione sociale ed economica dell’immigrato che giunge nella nostra città in cerca di lavoro, non è meno importante l’inclusione “culturale” di quegli italiani che si sentono minacciati dal “diverso”provando a dare un respiro europeo ad una nuova idea di cittadinanza a partire dal riconoscimento del diritto di voto ai cittadini stranieri.

La scuola rappresenta la più importante delle risorse per integrare, formare ed educare la nuova generazione di cittadini che negli anni a venire costituirà la base di una società plurale, multietnica, multiculturale dove vi sia confronto fra le diversità e coabitazione delle differenze.

650 mila alunni stranieri, di cui 200.000 (il 35%) nati in Italia, frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado. Al raggiungimento della maggiore età si troveranno in uno strano limbo legislativo- non più minori pertanto privi dei diritti di tutela, ma non ancora lavoratori e pertanto senza una specifica ragione per il rilascio del permesso di soggiorno. Rischiano l’espulsione dal paese nel quale sono nati e cresciuti. Privati di alcun diritto di tutela , esclusi dall’accesso agli stessi servizi dei quali godevano fino a quel momento.

I problemi che oggi essi affrontano sono simili a quelli dei coetanei, cui se ne aggiungono altri di ordine economico-sociale, linguistico (causa frequente di abbandono scolastico), intergenerazionale, interculturale; aggravati da momenti particolari quali, ad esempio, il ricongiungimento famigliare o l’adolescenza.

Non esistono al momento attuale servizi specialistici territoriali che offrano ad esempio sostegno logopedico per i problemi di linguaggio, psicologico per supportare le famiglie nella relazione e neppure servizi di base deputati ad intercettare queste problematiche al loro insorgere.

La proposta del Ministro Gelmini invece risponde con la separazione e differenziazione dei percorsi; classi-ponte, autorizzazione all’ingresso nelle classi “permanenti” dopo il superamento di test di ingresso e specifiche prove di valutazione che verifichino la conoscenza della lingua, della cultura e delle tradizioni locali costituiscono una visione miope, che si nutre di diffidenza, che l’alimenta, non punta all’inclusione, ma alla separazione e alla marginalizzazione e aggraverà ulteriormente le difficoltà attuali.

Queste indicate più sopra vogliono rappresentare solo alcune tracce di un possibile lavoro programmatico sul Welfare dei prossimi anni a Bologna, ma fra queste , per concludere, due luoghi non possono continuare ad essere oggetto di rimozione e di silenzio della politica e delle istituzioni:

g) IL CARCERE E IL CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA (CPT).

In questi anni Bologna ha perso l’occasione per offrire l’esempio di una pagina di buona politica.

Oggi le carceri sono vere e proprie discariche umane che nascondono gli esclusi, le vittime delle feroci politiche del mercato, di investimenti sociali che mancano, del lavoro che non c’è.

La nostra Costituzione non prevede una pena fine a sè stessa ma una finalità di recupero e reinserimento.

Per dare quindi una doverosa possibilita’ di reinserimento ad un maggior numero di soggetti svantaggiati è utile far lavorare le cooperative sociali. Si verrebbero a risolvere così due problemi: quello etico-morale e quello economico. Un detenuto, infatti costa mediamente alla società, 400 euro al giorno; se viene reinserito nella societa’ civile otteniamo un duplice vantaggio, risparmiamo il mantenimento e non ritornando a delinquere ne guadagniamo anche in sicurezza (la media di recidivita’ per gli occupati è inferiore al 2 per cento).

Per quanto riguarda i CPT essi sono il simbolo della politica di criminalizzazione dei migranti. Sono luoghi di sospensione del diritto e uno dei principali strumenti di attuazione delle politiche repressive nei confronti dei migranti. Questo luogo di negazione delle libertà personali, giace nel più totale oscuramento, abbandono e isolamento.

Sarebbe segno di grande civiltà e maturità cominciare a parlarne.

h) Disuguaglianze globali e salute locale

“L’ingiustizia sociale nuoce alla salute e ovunque nel mondo uccide su larga scala” (da: Closing the gap in a generation: health equity through action on the social determinants of health; pubblicazione della commissione OMS, agosto 2008).

Amartya Sen, professore di Economia e di Filosofia ad Harvard e premio Nobel per l’Economia nel 1998, sottolinea spesso il peso della disuguaglianza sociale sulla salute delle persone e persino sulla loro aspettativa di vita e scrive: «Un modo migliore per aumentare l’aspettativa di vita e migliorare la qualità della vita sarebbe l’adozione, da parte di ogni governo, di politiche e programmi per la salute e l’uguaglianza sanitaria. “

Le disuguaglianze di salute sono una questione di vita e di morte ed è quindi necessario che i politici abbiano un’idea ben precisa dell’importanza della salute ed un piano che consenta un accettabile livello di servizi, ma, soprattutto un’adeguata accessibilità. La causa di molte malattie non è la mancanza di antibiotici, ma di acqua pulita, e le malattie cardiache non dipendono tanto dalla scarsità di unità coronariche, quanto dagli stili e dagli ambienti di vita.

Anche in un Paese come il nostro, ove vige un sistema di salute pubblica universalistico, la capacità delle persone di fruirne non è omogenea. Un giovane professionista, con buona rete di relazioni e buona salute saprà utilizzare il sistema in modo ben più efficiente di un anziano solo, affetto da malattia cronica invalidante, che vive di una pensione minima. Eppure è l’anziano ad essere portatore di maggiori bisogni. Ben più grave è la condizione della persona senza fissa dimora, aggravata dalla totale assenza di una collocazione sociale (non sono neppure iscritti all’anagrafe).

A questo quadro si aggiunge il problema delle persone straniere che vengono considerate dal sistema dei servizi solo come costi aggiuntivi dimenticandosi che essi contribuiscono, con il loro lavoro, anche irregolare, alla produzione della ricchezza nazionale e all’aumento del PIL e che, quando sono regolarmente presenti, pagano le tasse e pertanto contribuiscono al mantenimento di quei servizi che usano poco.

La problematica citata è ancor più evidente quando ci si sofferma sui dati riguardanti l’accesso dei cittadini stranieri ai servizi socio-sanitari. Anche nella nostra città, a parità di obblighi e di diritti non corrisponde un’adeguata erogazione di servizi, motivata perlopiù da fattori comunicativi e culturali sia dei cittadini stessi che dei professionisti del settore. L’esperienza maturata proprio in questa città per la grande e operosa collaborazione fra volontariato e pubbliche istituzioni negli anni 90 ha prodotto in questo ambito esperienza innovative, che hanno dimostrato la validità organizzativa ed economica dei principi citati e portato alla redazione di alcune parti della normativa riguardante l’assistenza sanitaria agli stranieri (Art. 35 T.U. 286/98). Questo patrimonio si sta rapidamente disperdendo a causa della carenza di risorse, dei repentini processi di riorganizzazione poco condivisi di diversi attori istituzionali e non per l’abbandono del lavoro di rete fra alcuni degli attori locali.

Inoltre esiste il fenomeno della “clandestinità sanitaria” (non tutti gli immigrati clandestini usufruiscono dei servizi volontaristici socio-sanitari citati) che è pericolosa per l’individuo, perché egli eviterà i luoghi di cura e le cure, ma anche per la collettività perché diverrà fonte di diffusione di malattia e perché è ben più costoso curare in regime di emergenza una affezione severa di quanto costerebbe seguire e curare la persona per quadri patologici di minore gravità presso i servizi territoriali.

Infine bisogna tener presente la proposta di modifica legislativa avanzata dalla LEGA sul Testo Unico sull’immigrazione volta a modificare il comma 4 e abrogare il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 che recita: “e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” Inoltre: “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

Questa proposta presentata come una piccola modifica legislativa, cela una grave aggressione allo spirito stesso della legge di riforma e fondazione del Sistema Sanitario Nazionale. Essa, inoltre cozza con lo spirito e la lettera dell’Art. 32 della Costituzione che recita: “la Repubblica tutela la salute (e quindi l’assistenza) come fondamentale diritto (non subordinato al possesso di alcun requisito) dell’individuo (e non di ‘cittadino’ o altro).

Nella costituzione della Repubblica non vi è traccia di discriminazione possibile fra le persone che richiedono la tutela della propria salute.

La proposta legislativa avanzata dalla “LEGA” contraddice anche il Codice Deontologico medico che recita: “La professione medica si ispira a principi di solidarietà e umanità (art.1) e al rispetto dei diritti fondamentali della persona (art. 20). Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali e sociali nelle quali opera (art. 3). Il medico deve inoltre mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza nell’esercizio della professione (art. 10).”

1. la casa

La casa per tutti è un bene comune.

Il Piano di Edilizia Impopolare di Berlusconi; Il Governo svende le case popolari; L’emergenza casa cresce! Mancano i soldi per l’affitto;

Non si può combattere la povertà senza partire dal diritto alla casa. Se non hai un tetto, non c’è welfare o rete di servizi che ti possa aiutare davvero. Non si può parlare di benessere o di coesione sociale senza partire dalle politiche abitative.

In Regione sono circa 30.000 le famiglie in lista d’attesa per ricevere un alloggio pubblico.

È in atto un incremento delle domande. Ciò è un brutto segnale perché è testimonianza di un aumento del numero delle persone in difficoltà economiche.

Nello stesso tempo, poiché il relativo fondo nazionale è stato ridotto, la torta viene divisa tra più richiedenti ed il contributo viene gradualmente assottigliato, nel rispetto dell’attuale Legge Regionale 24/2001. Sarebbe necessaria ed opportuna una sua modifica che eliminasse il contributo ai meno poveri per darne uno più consistente ai più poveri.

l) gli studenti fuori sede

Una realtà tipica di Bologna è rappresentata dalla presenza di un alto numero di studenti universitari “fuori sede”, che stabiliscono, cioè, la propria abitazione a Bologna per il solo periodo di durata degli studi universitari. Si tratta di una realtà da cui derivano molte problematiche: l’abitazione, i luoghi di ritrovo, l’approvvigionamento, da parte degli studenti, di quanto occorre al proprio mantenimento, l’accesso ai servizi, il rapporto con la comunità cittadina. Dalla positiva soluzione di queste problematiche deriva un pacifico inserimento degli studenti nella città e una buona qualità della loro vita. Invece si registra un alto sfruttamento degli studenti nella fornitura dell’abitazione ed un rapporto spesso conflittuale con i cittadini che non giova né agli uni né agli altri.

Scarsi e del tutto insufficienti sono apparsi, fino ad ora, l’interessamento e l’intervento del Comune.

3 – INDICAZIONI E PROPOSTE PER UN PROGETTO DI CITTA’

PRINCIPI ISPIRATORI DI UN WELFARE DEI DIRITTI

* il modello di società che si deve perseguire è quello di una società fondata sulla piena libertà delle persone, sulla piena parità dei generi, sul pieno riconoscimento delle diversità negli orientamenti sessuali, idea che impone la ricostruzione profonda di un sistema di valori dentro i quali l’affermazione di una etica pubblica di sostegno alla libera scelta delle persone diventa uno dei punti fondanti di un nuovo welfare. Porre al centro la dignità della vita umana significa affermare un punto alto della democrazia nella misura in cui si riconosce che sviluppo economico, sviluppo sociale e diritti delle persone vanno di pari passo e il sistema di welfare è uno dei fattori determinanti per il raggiungimento di questo fine;

- indipendentemente dalle diverse competenze delle istituzioni - ai diversi livelli - a dare soluzione ai problemi del disagio sociale, il Comune deve farsi carico di tutte le situazioni di disagio che interessano i cittadini, assumendo un ruolo di riferimento per promuoverne e sostenerne la soluzione;

- in una realtà storico-economica che è in crisi, dove i ricchi sono sempre più ricchi e la classe media tende a impoverirsi è indispensabile un potenziamento delle politiche pubbliche nazionali e locali che definiscano un welfare a sostegno dei bisogni della persona e delle diverse e molteplici convivenze.

Per raggiungere questo scopo è indispensabile che il Comune, nell’utilizzare il

FONDO REGIONALE e nell’ambito di una necessaria riorganizzazione dell’accesso ai servizi SU BASE METROPOLITANA quale punto strategico IN TERMINI DI EFFICACIA ED EFFICIENZA nei rapporti con l’utenza, diventi soggetto più attivo nell’elaborazione di politiche sociali innovative che, oltre che estendere, potenziare, diversificare la rete dei servizi sociali e sanitari innanzitutto per l’infanzia e per gli anziani, e ridurre possibilmente le tariffe a carico degli utenti, deve esercitarsi, in una LOGICA DI INTEGRAZIONE E NON DI SOSTITUZIONE, in azioni di promozione, valorizzazione e sostegno delle risorse, competenze, reti, esperienze sociali che agiscono nelle comunità territoriali.

In aggiunta al potenziamento e al miglioramento in qualità dei servizi già esistenti

il Comune deve quindi creare un progetto atto ad:

* agire sulla fiscalità locale come strumento importante ai fini della re-

distribuzione di risorse per finalità sociali.

* aumentare i gradi di libertà delle persone e delle famiglie ampliando e

diversificando l’offerta dei servizi sanitari e sociali.

- deliberare le risorse necessarie per rimuovere gli ostacoli che impediscono le

libere scelte dei cittadini, incluso il desiderio di maternità e le cure a bambini

e non autosufficienti, affinché compiti che sono in capo all’Ente pubblico non

vengano scaricati sulle famiglie e sulle donne.

* mettere al centro della politica sociale e sanitaria la globalità della persona e

le sue capacità perché il cittadino da “utente” diventi protagonista attivo della

sua salute e del suo benessere.

* offrire risposte efficaci e concrete ai bisogni delle persone migranti che vivono

nella nostra città.

ALCUNE PROPOSTE CONCRETE

1. SANITA’

Il settore sanitario è solo uno degli attori dal Sistema di Salute e deve attirare l’attenzione di tutti sulle cause alla radice delle disuguaglianze. La disuguaglianza è risultato anche della politica economica, sociale e culturale di un paese.

L’assistenza primaria è la cornice migliore in cui agire, per fare in modo che tutti gli attori, anche al di fuori del settore sanitario, esaminino il loro impatto sulla salute. Lo scenario attuale vede, inoltre, una riduzione dei finanziamenti a tutti gli attori locali, per cui diventa ancor più stringente la necessità di darsi nuove e migliori forme organizzative per non trascurare la salute del 10-12% della popolazione.

Il Comune di Bologna dovrà dunque operare per collegare i servizi pubblici e del volontariato che si occupano di poveri ed immigrati in una rete che possa essere maggiormente visibile; si dovrà delineare un percorso per la presa in carico ed una serie di procedure che garantiscano la più estesa e corretta informazione ai target e ai professionisti del campo.

Deve riprendere quel ruolo di precursore, di leadership che ha avuto in passato in ambito nazionale, che possa mostrare alle altre realtà locali come si possano combinare efficienza ed efficacia anche in questo campo. Per raggiungere questo obiettivo si dovrà ritornare a dare ascolto, dignità e visibilità ai professionisti ed alle strutture esperte che in questo settore sono state per anni la punta di diamante a livello nazionale in questo settore e occuparsi in particolar modo dei minori e delle famiglie.

Se lo scenario nazionale non offre risorse economiche per realizzare alcuni obiettivi, si dovrà puntare su finanziamenti da progetti e bandi ministeriali o europei, ma non si deve escludere la possibilità di offrire certe attività anche a pagamento.

2. CASA

E’ condivisibile e da estendere agli altri Comuni della Provincia il previsto Piano straordinario di edilizia destinata all’affitto, da realizzarsi con il contributo determinante dei Privati e della Cooperazione. Il Patrimonio di edilizia pubblica già esistente va valorizzato anche con nuovi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, non svenduto!

Messa a disposizione di appartamenti di proprietà pubblica da affidare in autogestione con l’assistenza del Comune. Il Gruppo appartamento uomini adulti

ottima possibilità che viene già offerta a Bologna. Necessario, però, disporre di più appartamenti.

Occorre modificare l’approccio culturale all’abitare: dobbiamo promuovere il diritto alla casa non come bene di investimento privato ma come bene d’uso.

Promuovere soprattutto il diritto ad una casa in affitto a prezzi sostenibili per tutte quelle famiglie che hanno difficoltà ad affrontare il libero mercato della compravendita e della locazione di alloggi.

Costituire un “Fondo sociale affitti”.

La risposta ai bisogni abitativi è il primo passo per affrontare il problema della povertà crescente a Bologna.

3. SPORTELLO SOCIALE

Il recente avvio di Semplice, Sportello Polifunzionale per il cittadino, teso a mettere il cittadino stesso ed i suoi bisogni al centro dell’intera azione amministrativa, costituisce l’opportunità per consolidare la già avviata esperienza positiva dello Sportello Sociale.

Si deve trattare di uno sportello “competente” per le diverse esigenze che il cittadino può manifestare, ivi compresi i problemi abitativi. A quest’ultimo proposito appare necessario uno specifico “sportello antisfratto” (Bologna è la 7° città in Italia per sfratti per morosità).

Ogni Quartiere dovrebbe disporre di uno “Sportello sociale”.

d) Attività di mediazione interculturale

Gli utenti continuano ad aumentare di anno in anno, in modo particolare l’utenza dell’Europa extra UE (soprattutto moldava) è aumentata del 40% (1° sem. 2008/1° sem. 2007).

e) Consulta Comunale degli stranieri e degli apolidi

Importante strumento di dialogo con le comunità degli stranieri residenti, per coinvolgerli sui temi collettivi, per conoscere e capire meglio le loro esigenze e per sostenere insieme lo sviluppo solidale della nostra comunità.

6. Famiglia

Si tratta di rendere accessibili a tutte le famiglie i servizi “normali” consentendone la fruizione gratuita o facilitata: rette scolastiche, mense, assegnazione gratuita dei libri di testo. I contributi a sostegno delle famiglie con 4 o più figli

ottima iniziativa. Necessario un più accurato accertamento.

7. Ex carcerati

Alla luce del decentramento in atto, i Quartieri potrebbero organizzare un pacchetto di lavori socialmente utili da affidare, ad esempio, a Cooperative, come la Cooperativa Sociale Verso Casa che da diversi anni si occupa del reinserimento lavorativo di ex carcerati o carcerati. La cooperativa che opera nel settore manutenzione edile, nel giardinaggio e nelle pulizie tipologia di lavori suggerisce soprattutto (anche perche’ di drammatica attualita’ ) la messa in sicurezza delle scuole , poi a seguire il giardinaggio e le pulizie.

Altra possibilità di reinserimento è il cosiddetto “Progetto Papillon” nato tre anni fa tramite borse lavoro concesse a carcerati di lunga durata impiegati prevalentemente nella consegna di pasti a domicilio e nei Centri diurni. A Casalecchio ne sono stati impiegati 7-8, 2-3 dei quali già usciti dal Carcere e che hanno poi trovato delle soluzioni lavorative autonome (ristorante) o presso la Cooperativa sociale di tipo B La Croce servizi di Casalecchio.

La novità del Progetto, realizzato in collaborazione con l’Associazione Papillon Rebibbia, consiste pertanto in un’attività lavorativa non dentro il Carcere (tipografia, ecc.), bensì fuori dal Carcere.

8. MICROCREDITO

Si tratta di uno strumento possibile per contrastare la povertà e l’esclusione sociale, per trasformare la crisi in occasione attraverso le relazioni sociali.

Si tratta di prestiti dati sulla fiducia e sull’impegno e la creatività delle persone coinvolte. Il tasso di restituzione, sulla base delle esperienze già attuate, è in media attorno all’80%.; il tasso di restituzione del modello della Banca Grameen è del 100% poiché molto impegno viene messo nell’aiuto alle persone attraverso un sistema relazionale basato sul gruppo reciproco e solidale.

Si tratta di una banca che si offre alle persone attraverso un aiuto nella formazione, nella progettazione e nella definizione del sistema di restituzione.

Ai beneficiari, organizzati in gruppi di cinque persone, viene dato un prestito individuale e la restituzione avviene sulla base settimanale negli incontri che ogni gruppo ha.

Il meccanismo è complesso ma efficiente e richiede una formazione professionale specifica e si basa su alcuni principi ispiratori:

* FIDUCIA
* DALLA CARITA’ AL CREDITO
* DALLA TEORIA ALLA PRATICA
* IL VALORE DELL’AUTO-IMPIEGO
* DONNE
* IL GRUPPO E LE SUE POTENZIALITA’

I prestiti vengono dati per la produzione, per l’istruzione e per la casa. Non vengono dati per il consumo.

h) AREA VASTA - CITTA’ METROPOLITANA

Considerata la possibilità di mobilità e la diversità delle risorse di cui dispone ogni realtà comunale, la situazione molteplice del disagio sociale e della emarginazione deve essere affrontata, per un esito efficace, in un ambito intercomunale e quindi di città metropolitana.

i) MEZZI DI FINANZIAMENTO SPECIFICI

i1) costituzione di un “Fondo di solidarietà” a cui contribuiscono Comuni, Fondazioni, Banche

i2) tasse di scopo che consentano di collegare direttamente la contribuzione ai servizi erogati ampliando e qualificando il sistema dei servizi.

Gruppo di lavoro sulla povertà, la dignita e i diritti della Rete Unirsi

COORDINATORE E MODERATORE

ALFONSO PRINCIPE

con Piergiorgio Maiardi e Riccardo Lenzi del coordinamento di Unirsi

ASSUNTA SERENARI – Responsabile Amici Piazza Grande

tema: Povertà

FULVIO MARIANI – già responsabile Mensa della Fraternità Centro S. Petronio

tema: esperienza di cinque anni come direttore del Centro S.Petronio,

GIORGIO TUFFARIELLO – Consigliere comunale PD in Casalecchio di Reno

tema: Povertà ed uguaglianza: un modello di Welfare

KATIA ZANOTTI già membro Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati

tema: Povertà fra gli Anziani

FRANCESCO ERRANI - Membro Forum Welfare PD

tema: Welfare e lavoro

LUISA BRUNORI - Docente di Psicologia Università Bo, Collaboratrice del Premio Nobel Muhammad Yunus, inventore del Microcredito

tema: Superare il Welfare con lo sviluppo

GIOVANNA DALLARI Docente presso l’Università di Modena, già Responsabile del Progetto salute migranti e indigenti dell’AUSL di Bologna

tema: Quale accesso alla salute per le persone povere e per gli immigrati? cosa cambia con le misure del nuovo governo?

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  1. Per il futuro di Bologna » A completamento delle proposte programmatiche.. — 4 febbraio 2009 @ 12:11

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