Necessità e propositi d’una antica città “moderna”

Saggio di Andrea Emiliani

L’appuntamento elettorale coincide con una stagione nel corso della quale e in modo molto visibile, la vecchia ‘tutela’ nazionale fondata nel 1907 in età giolittiana e ripetuta da Bottai alle soglie della guerra (1938-1942), telaio dell’età della ricostruzione nazionale (1945-1950) , é stata pressoché scardinata. Alla successiva riforma della struttura legislativa (2004) , a tratti non deprecabile, ha tuttavia fatto riscontro una demolizione d’ordine morale (si veda la campagna elettorale regionale della Sardegna condotta dalla destra) che - come del resto in altre circostanze - Comuni , province e ora anche Regioni devono restaurare, come l’aspetto più grave d’un vero e proprio collasso culturale. Occorre fare in modo che gli interventi sul corpo della città, come anche quelli sul suo carattere e sulla sua fisionomia , siano progettati nel rispetto della qualità storica urbana e della stessa proprietà pubblica e privata.

Il patrimonio d’una grande città storica e insieme necessariamente ‘moderna’ é costituito da un minuzioso ’sedimento’ di valore urbanistico, di strutture architettoniche comunque importanti, e da un’eredità artistica disseminata in chiese, oratori, palazzi, musei: ormai uniti e saldati in diverse stagioni economiche e culturali, che giungono fino al secolo XX. Ogni storia lascia la sua traccia, e la città è una convergenza di numerose ‘storie’ . Si tratta di un’ eredità che si costituisce in ‘fisionomia’ e carattere , e cioè in una gigantesca risorsa che ha bisogno dà cure, studio e conoscenza per ribadire la sua già ora mondiale presenza nel cuore d’una onesta ‘globalizzazione’.

Dopo aver affrontato negli anni ‘60-’80 , una serie di riforme comunali e -.dal 1975 in poi - anche regionali, questa città come altre, e meno di molte altre, si é trovata entro il vortice di una straziante urbanizzazione delle periferie; nel folto d’una serie di imprese di realizzazione di servizi anche internazionali; nella progressiva caducità di mancate manutenzioni causate da un progressivo strangolamento della spesa locale; e nel letterale scardinamento dei servizi pubblici di salvaguardia, di tutela, e di servizio artistico e museografico.

Negli ultimi anni si é fatto evidente anche il disegno di spegnere questi fondamentali servizi per poterne poi rivendicare la rianimazione condotta in ogni caso come spettacolarizzazione e come ‘valorizzazione’ condotta sulla base di una sorta di miracolistica creazione di servizi, di restauri, di acquisizioni, tali comunque da escludere Comune ed enti locali da ogni presenza. Come ogni miracolo, ogni caso costituisce un evento casualmente disseminato e breve. La prassi ‘ideologica’ e politica della valorizzazione intesa come salvezza è un basso strumento della deviazione : per tutelare una città occorrono piani e programmi, inventivi ma soprattutto manutentivi e conservativi.

Bologna, dopo averne interpretato un ruolo programmatico in anni lontani, non costruisce in tal modo progetti da anni. Alla responsabilità, fatta di imprese mal studiate e addirittura impossibili ( del genere Civis, ad esempio ) , si uniscono anche avverse condizioni create dal potere al governo del Paese. Fortunatamente esiste il fenomeno per molti aspetti collaborativi quando non addirittura sostitutivo delle Fondazioni, sia Carisbo che del Monte, impegnate in acquisti restauri promozioni che hanno origine in modo ragionato e programmatico. Un riesame indubbiamente meritevole in sede di recuperi e di creazione di servizi culturali : ed anche di questi sarebbe ormai giunto il momento di studiare l’esito futuro e cíoé la trasformazione ragionevole di valore pubblico di centri, gallerie, donazioni e musei che non potranno non avere vicina e partecipe anche la componente comunale e locale. E ciò proprio per divenire possesso e strumento dalla stessa società urbana.

Nel corso degli ultimi anni hanno avuto corso opere importanti di restauro e di riabilitazione in prevalenza formale e cromatica nel centro storico: non tutte appaiono guidate da una cosciente mappa del colore urbano, come anche da una conoscenza perfetta dei materiali di intonaci, paramenti, ornati plastici. Riteniamo che si debba sollecitare la ripresa di antiche collaborazioni con gli organismi della tutela centrale, come ad esempio le commissioni di pubblico ornato. L’immagine della città non può mutare casualmente. La poesia di Carducci non riconoscerebbe più la ‘rossa’ Bologna, come quella di Montale la Liguria.

L’effige della città purtroppo sta mutando progressivamente, sotto il peso della caduta e della scomparsa delle parallele imprese di sapere artigiano, di materiali storici, di logoramento da usura e squilibrio tra alcune strade ed altre meno fortunate . Altri mancati equilibri si verificano tra musei e luoghi d’arte: numerosi, molto elaborati ma oggi scarsamente interconnessi. Un progetto generale di lavoro dei circa 40 grandi concentrazioni artistiche pubbliche, come anche dei modelli architettonici ed urbanistici più evidenti, deve essere finalità urgente.

Pensiamo che la città, che al suo esterno é stata assaltata scorrettamente ed ha perso il suo skilyne di tradizione, debba procedere ad un’opera di programmata collaborazione tra poteri locali e servizi statali. Al centro di una reciproca onesta commisurazione dei diritti e dei doveri che deve avvalersi anche dell’apporto finalmente operativo dell’Istituto per i Beni Culturali della Regione ER, in grado di avviare programmi di conoscenza e di dibattito sulla base dei quali discutere riflettere e progettare. La molteplicità dei problemi disseminati nella quantità e qualità delle città emiliane e romagnole – tra le quali Bologna appare essere grande mediatrice - richiede conoscenze locali e generali di grande agilità regionale : a cominciare dalla modellistica metropolitana.

Se tuttavia il problema della città in quanto più che millenario insediamento di evidente complessità nella sua sempre molto alta misura, ben sottolineata da una letteratura tra le più rilevanti della storia dell’arte e dell’architettura d’Europa , e come tale oggi ancora rimarcata , dalla stagione del Grand Tour alla moderna nascita della ricerca scientifica e della critica d’arte - dall’ insegnamento di Roberto Longhi alla visione critica ‘anarchica’ di Francesco Arcangeli, dalla progettazione d’una tutela moderna di Cesare Gnudi ad una visione modernamente estetica di Luciano Anceschi - la sua connessione con l’ambiente e in sostanza con il paesaggio circostante, così montano che della pianura padana e romagnola deve essere affrontata con la forza di un vero e proprio restauro territoriale: e nel quadro d’una nuova costituzione metropolitana. La salvezza della collina bolognese può meritare l’attenzione che compete ad una Regione interamente addossata alla spalliera paesaggistica degli Appennini.

La attiva presenza d’una mano d’opera edile di vera esperienza, d’una attività lignaria tradizionale, di un artigianato non ancora ’sostituito’ da un generico modello industriale, fecero sì che, dopo il 1945, la Ricostruzione nazionale fosse in Bologna particolarmente producente, e spesso davvero esemplare. In particolare, lo sviluppo del restauro d’arte (dipinti, affreschi, ornati, intonaci e architettura strutturale, pavimentazioni stradali, ecc.), fornì forti esempi di educazione e di moralità della tutela e salvaguardia storiche. Poi occorre rimarcare come il risalto delle grandi imprese di recupero e di restauro, conobbe nella realtà il risalto stesso messo in vita artigiana dall’educazione artistica fornita dalle grandi Mostre d’arte. Iniziate dal Trecento Bolognese del 1950, attraverso le straordinarie esposizioni degli anni ‘60-‘90 - che sono evolute da nazionali ad intercontinentali, toccando Italia, Europa e Stati Uniti - le grandi mostre concluse solo pochi mesi or sono dal vitale successo di Amico Aspertìni, l’uomo dell’anticlassicismo e dell’espressione naturalistica avviata al mondo moderno.

Pur non avviandosi lungo la strada della cosiddetta ‘valorizzazione’ consistente in uno spettacolarismo futile e di morale economicistica (quella del ‘far cassa’), la città di Bologna deve proseguire la linea dell’approfondimento della propria storica impressionante realtà formale e storica nel mondo antico ed europeo . L’economia della cultura esiste, e può divenire investimento di sapere e di intelligenza , può correttamente nutrire il reddito tanto culturale che economico , d’una città e addirittura d’una Regione . Essa si chiama comunque ‘attivita’ turistica’ e in seno all’enorme, crescente fenomeno della ‘mondialisation’ sarà chiamata a disegnari nuovo itinerari, nuove civiltà, nuove ispirazioni. Oggi più che mai il magnetismo turistico, composto di tante convergenze non solo di cultura, è un fine non distruttivo delle nostre comunità.

A segnare l’affiorare di forti eventualità negative é in genere il problema di gestione e di sicurezza, ambedue crescenti, nell’ambito della città. Il problema coinvolge, presso sedi di alta qualificazi ne (come chiese, ex conventi, palazzi, oratori) come anche in ambienti di valore liturgico territoriale (Parrocchiali ,Santuari, ecc.), la creazione di un sistema di apertura al pubblico in diretta relazione con l’Autorità ecclesiastica e in rapporto con la basilare struttura di gestione turistica dell’entità ” Bologna storica, città metropoli tana, rete territoriale” che dovrà garantire l’accesso a flussi turistici italiani e europei . L’Ufficìo Turistico del Comune, piazza Maggiore, sarà potenziato in alta misura. Il suo prodotto in termini di dépliants, folders, guide brevi, plurilingue (almeno inglese e tedesco)” sarà promosso in consorzio e collaborazione con i maggiori Musei , e più esattamente: Musei Civici, Pinacoteca Nazionale, Musei Universitari, Biblioteca dell’Archiginnasío.

L’Ufficío Turistico civico, in diretta con l’Assessorato alla Cultura, insieme con Aereoporto e TAV- FFSS , agirà in connessione con Ass. Albergatori e Ass. Commercianti, chiedendo - specie ai primi - il coinvolgimento nella loro rete e-mail e la simultaneità di corrispondenza alberghiera e di comunicazione culturale. Si tratta di un progetto che, nella sua elementare correttezza, esibisce tutti gli aspetti del vantaggio economico reale.

Esistono luoghi della città che esibiscono ad evidenza la condizione di precarietà in ragione di lavori edili in corso, di ponteggi i41 durevole elevazione, ecc. Così come l’investimento privato o commerciale ha da tempo mostrato quale pub essere la ‘comunicazione’ pubblica esibita in quelle strutture a immagine pubblicitaria e di conoscenza dei principali monumenti bolognesi, diurni e notturni. La frequente creazione di materiali turistici artistici o comunicativi, come soprattutto Guide, da parte delle Fondazioni bancarie, genera l’occasione di un consorzio e di una moltiplica del prodotto edito in collaborazione aggiunta. Il Comune deve essere coinvolto in ognuna di questa possibilità d’opera e di produzione, così come nella distribuzione.

Non c’é bisogno di sottolineare e di anteporre alla libera iniziati va delle istituzione culturali , motivi per mostre o convegni, ecc. Esistono già - in nuce - progetti e ipotesi che si presenteranno al momento opportuno. Dati tuttavia i tempi in corso, sembra che 1’orizzonte europeo della città di Bologna debba nei prossimi mesi illuminar si e proporre con grande evidenza figura e opera del gigantesco modello di storia e di progresso fornito in questa città dall’opera molteplice di Luigi Ferdinando Marsili e dal notissimo Istituto delle Scienze che, insieme all’Accademia Clementina, anche per la collaborazione fondamentale di Benedetto XIV Lambertini , un giurista amico di Voltaire e dell’intelligenza franco-tedesca , rappresenta l’ultimo appuntamento di una grande storia bolognese capace di corrispondere con l’Europa tutta. Si può dire fin d’ora che esso rappresenta in se stesso 1′obiettivo maggiore per un ‘sistema’ di conoscenza e nello stesso tempo di visione d’una nuova amministrazione comunale, da valere come un piano poliennale di lavoro, di divulgazione e di editoria di peso ed orizzonte equivalenti a quelli d’una manifestazione di prospettiva europea , un progetto equivalente e superiore – nei fatti – ad una vera esposizione internazionale.

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