Artisti in rete - “Bologna Città Aperta?”

Per un rinnovamento delle politiche culturali e della vita sociale

Non molti anni fa per il resto d’Italia Bologna era un mito: un laboratorio sotto le stelle, profondamente diversa da ogni altra città. Era identificata come città modello di welfare, città della creatività, delle avanguardie politiche e culturali. Chi la vedeva da lontano lo percepiva addirittura meglio degli stessi bolognesi.

Sul piano politico-economico si affermava il modello del riformismo emiliano.

Forse, grazie a questo fascino fu dovuta l’esplosione d’iscritti al DAMS e all’Università.

Negli anni settanta e ottanta ogni quartiere vantava centri sociali aperti ai giovani, grandi artisti venivano a Bologna per realizzare i loro progetti: un crocevia di iniziative e scambi culturali di respiro internazionale.

Inoltre, Bologna era luogo di fruizione di eventi per tutti con una politica di prezzi popolari che favoriva grande affluenza di pubblico.

Per non citare il modello scolastico dei nidi, delle scuole dell’infanzia, dei servizi, dei trasporti.

Così, il grande movimento del teatro di base trovò a Bologna il terreno fertile per stabilizzarsi e divenire istituzione.

Certo non tutto era positivo, ma nessuno può negare che negli anni ‘70/’80 Bologna fosse una ‘città aperta’.

Oggi, trent’anni dopo, il profilo della città è profondamente cambiato. Il ‘germe’ di una crisi profondissima si è insinuato nella ‘città laboratorio’: l’Italia ha conquistato Bologna. Non l’Italia migliore, ma l’Italia dei monopoli, delle caste, dei clientelismi, delle istituzioni irrigidite e sorde di fronte ai bisogni sociali e ai fermenti culturali. Rispetto alla grande apertura che le istituzioni avevano manifestato nei confronti delle novità oggi assistiamo all’esatto opposto: modelli e ideali sono degenerati nel loro contrario. Da città modello in cui l’innovazione e la democraticità erano i segni distintivi, l’amministrazione pubblica ha assunto ora l’aspetto di una ‘fortezza chiusa in se stessa’. E’ vero, siamo nell’era delle post ideologie, ma crediamo non si possa rinunciare a quei valori che si concretizzarono proprio qui, nella nostra città.

Sinistra e cultura

La crisi di cui parliamo ha contagiato quindi trasversalmente tutto il panorama politico. Al di là del qualunquismo, per tanti cittadine e cittadini, la distinzione tra destra e sinistra si riconosce solo sulla carta, ma non nelle pratiche di governo.

Cos’è accaduto?

In questi trent’anni la sinistra ha governato la Regione e la nostra città, salvo una breve parentesi con la giunta Guazzaloca al Comune di Bologna. Ma allora, forse sono venuti a mancare contrappesi dinamici (non per forza provenienti da destra) e solidi meccanismi di controllo della gestione del potere, mutando così l’aspirazione democratica di chi governa in forma autoreferenziale di ‘sussistenza’.

La Sinistra ha lasciato in mano la gestione della creazione e della produzione artistica alle ‘lobbies culturali’, abdicando al ruolo pubblico, al ruolo di super partes, di controllo, selezione, promozione e diffusione della cultura.

Così, pare davvero che la politica s’occupi d’arte e spettacolo solo quando c’è da dare lustro al ‘Principe’ di turno, ma di diffondere cultura alla comunità non se ne parla o almeno non abbastanza. Questo modello elitario, alieno, scollato dai veri bisogni della gente colloca l’arte a mero tesoro da ammirare, da adorare e del quale autocompiacersi, anzichè terreno di confronto critico, ma anche di profonda comprensione dell’anima delle persone e dei mutamenti della società.

“Se i politici di professione, quelli di sinistra, hanno una responsabilità (e ce l’hanno) è soprattutto questa: di avere ristretto la sfera della politica, esiliando la vita degli altri. Perché politica, proprio come cultura, non significa solo governare. Politica significa, soprattutto, immaginare.”

Beppe Sebaste’ (articolo uscito su aprileonline, il 19 giugno 2007; uscito anche su l’Unità, col titolo “Intellettuali da marketing”, il 20 giugno 2007).

E’ svanito dunque un disegno, un progetto di ciò che potrebbe essere: un modello culturale da realizzare, è rimasta la mera amministrazione del reale.

Ci auguriamo che si torni a immaginare per governare.

Nell’attesa offriamo alcuni spunti di riflessione:

1 FORMULAZIONE DI UN PIANO DELLA CULTURA, DELL’ARTE E DELLO SPETTACOLO che valorizzi le SINERGIE e le realtà presenti in città e nel territorio provinciale, mettendo in comunicazione il centro con le periferie. Si tratta quindi di operare un vero decentramento dell’offerta culturale eliminando le aree d’abbandono e la diversità eccessiva delle iniziative tra centro e periferia.

Tale riflessione va di pari passo con la creazione di infrastrutture in grado di connettere le attività culturali dei quartieri facendoli diventare veri e propri enti dotati di poteri decisionali, economici e culturali. Essi infatti, attualmente, dispongono di poche risorse e l’offerta culturale risulta discontinua quantitativamente e qualitativamente. Questa lacuna crea zone e cittadini di serie A e di serie B. Al contrario, esiste una rete di proposte culturali sul territorio provinciale di ottima qualità ed in relazione con il proprio tessuto sociale.

L’attività di tutti i teatri bolognesi deve quindi incrociare le politiche teatrali della Provincia creando un sistema teatrale metropolitano e contribuendo così a riformulare il sistema produttivo regionale.

2 PLURALITA’ DELL’OFFERTA CULTURALE

Le Istituzioni hanno una scarsa conoscenza delle realtà artistiche esistenti e quindi delle potenzialità del territorio; mancano validi aggiornamenti e monitoraggi sulla situazione artistica e culturale; non è infrequente che molti e validi artisti siano più conosciuti e lavorino fuori dalla nostra regione ed anche all’estero. La politica istituzionale determina l’allocazione della maggior parte delle risorse presso le realtà consolidate, non favorendo la nascita di nuovi soggetti; spesso i finanziamenti sono erogati, in prevalenza, ai soggetti organizzativo-produttivi piuttosto che ai progetti artistici.

Le leggi, le convenzioni e i regolamenti non spingono gli amministratori pubblici a sostenere nuove iniziative e nuove realtà rendendo, di fatto, asfittica e provinciale la situazione artistica, impedendo a fermenti giovanili, a nuove idee, alla sperimentazione e alla creatività di godere di uno spazio riconosciutole invece in ambito europeo.

Proponiamo:

- che le convenzioni future delle amministrazioni locali prevedano che ogni teatro pubblico della città e ogni teatro privato convenzionato con enti pubblici, sostenga ALMENO una produzione (con cadenza biennale) affidata all’artista che risulti prescelto, attraverso un bando pubblico

- che le convenzioni ed i finanziamenti per ogni teatro pubblico della città e ogni teatro privato convenzionato con enti pubblici prevedano all’interno di rassegne e festival, l’ospitalità di produzioni indipendenti e di artisti del territorio che risultino prescelti, attraverso un bando pubblico

- che ogni teatro pubblico della città e ogni teatro privato convenzionato con enti pubblici sostenga e promuova un’opera prima (con cadenza biennale) di un giovane artista che risulti prescelta, attraverso un bando pubblico.

- che venga ripristinata, come da regolamento comunale, L’ISTRUTTORIA PUBBLICA SULLA CULTURA , momento di consultazione che può rendere più trasparenti e partecipate le politiche culturali cittadine, per confrontarsi, discutere e verificare le politiche culturali

- che si raccolgano e si vaglino le proposte degli artisti (con procedure consone alle leggi regionali), relative alla formazione e all’aggiornamento artistico, per comporle in un unico programma di aggiornamento professionale permanente per lavoratori dello spettacolo in materia di formazione artistica-creativa (da realizzarsi con il contributo di enti, di associazioni, istituzioni pubbliche e private e da finanziare con contributi pubblici e privati).

- che si istituisca un ‘Osservatorio’ che raccolga le informazioni su tutti gli artisti dell’Emilia e Romagna e grazie agli strumenti informatici, le aggiorni con continuità. Esperienze come quelle che proponiamo sono già state promosse nella nostra regione, ma senza continuità da parte degli Enti Pubblici.

3 GESTIONE PUBBLICA DELLE STRUTTURE E ALTERNANZA NELLA GESTIONE DELLE ISTITUZIONI PUBBLICHE CULTURALI. Il modello italiano di affidare i teatri pubblici a compagnie private, siano imprese o altro, ha ormai esaurito la sua spinta innovatrice. Comprendiamo che gli Enti locali oggi abbiano molte difficoltà, ma “il servizio chiavi in mano pur essendo una modalità gradita e a volte necessaria per riaprire spazi teatrali, non è consigliabile quando il sistema deve dare risposte plurime e differenziate” . Questa politica privilegia il sostegno delle imprese artistiche e non delle produzioni artistiche, il “soggetto” piuttosto che il “contenuto”. Così, nel tempo, viene favorito di fatto l’emergere di vere e proprie lobby, lo testimonia a livello nazionale e locale, la creazione di una casta oligarchica che esclude molte risorse ed energie artistiche: coloro che non gestiscono uno spazio convenzionato.

In Francia, invece, i grandi centri culturali teatrali sono gestiti da direttori artistici di nomina pubblica che di volta in volta finanziano i progetti e le compagnie e le iniziative più interessanti. Non si tratta di disperdere un grande patrimonio di esperienze o di eliminare un ‘sistema di imprese’ che sul piano organizzativo hanno maturato notevole esperienza, ma di combattere il concetto di “esclusività” giungendo magari a “bilanciare” il sostegno in pari misura tra l’uno e l’altro dei due ambiti, tutelando l’interesse pubblico e non quello personale e di casta.

Proponiamo:

- La nomina e la rotazione periodica dei direttori artistici e direttori amministrativi, selezionati attraverso bando pubblico, concorso , curriculum ed esperienza comprovata.

- Creazione di un organismo di controllo, ‘garante dei progetti, dell’assegnazione dei fondi pubblici e dei bilanci’, nominato dal Consiglio Comunale e dalla Consulta della Cultura

(con le procedure consone al regolamento Comunale), per verificare e garantire la trasparenza e l’applicazione delle leggi vigenti, delle convenzioni in atto e di future applicazioni delle leggi medesime.

Crediamo importante ripristinare una funzione di controllo per evitare sprechi ed una cattiva gestione delle risorse pubbliche (vedi recenti episodi cittadini).

4 PRINCIPIO DI GRATUITA’

I prezzi degli spettacoli e degli eventi culturali sono troppo alti! Soprattutto vista la crisi che stiamo vivendo; la cultura rischia così di diventare qualcosa di inaccessibile per una gran parte di cittadini e questo è inaccettabile per una politica culturale della sinistra.

Proponiamo:

- che nelle convenzioni che stabiliscono la gestione e la programmazione di uno spazio pubblico, ci sia uno specifico riferimento ad una politica di contenimento dei prezzi dei biglietti

- che vi siano momenti aperti al pubblico: ad esempio, come succede in altre paesi, le grandi compagnie offrono la ‘prova generale’ aperta e gratuita.

L’obbiettivo è quello di rendere l’idea di ‘un teatro accessibile’ e di una cultura per tutti.

5 SPAZI DI LAVORO, PROVE E SERVIZI

Una delle retoriche più ipocrite che ci capita di sentire da sempre, è quella che riguarda i giovani.

Tutti si preoccupano dei giovani, ma solo a parole.

Giovani artisti che desiderino cimentarsi col pubblico, trovano un ostacolo insormontabile nella cronica mancanza di spazi di prova e di servizi.

Proponiamo:

- che si effettui un censimento degli spazi pubblici dismessi e contemporaneamente una quantificazione precisa dei bisogni da parte delle associazioni culturali e dei gruppi di artisti.

- che vi sia l’organizzazione di un centro servizi per le associazioni culturali appena formate ( informazioni e orientamento).

- che vengano ripristinati centri di aggregazione in autogestione , sul modello di alcuni centri sociali presenti in città, ma con un’interazione con i quartieri ed il Comune. A questo proposito segnaliamo come modello la ‘plurigestione’ di alcuni centri anziani esistenti :il centro anziani il ‘Baraccano’ ed il centro anziani ‘Costa’ di Bologna, esempi di ‘gestione intergenerazionale’ .

Mauro Marchese, Gianni Solazzo, Anna Russo, Licia Navarrini, Susanna Quaranta, Paolo Ferrario, Adriano Agrillo, Ivana Grasso, Maurizio Minardi, Alain Leverrier, Riccardo Lenzi, Vittorio Zanella

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