“Dall’era dell’energia fossile all’era dell’energia solare il ruolo di Bologna per un’economia sostenibile e solidale” di Ugo Mazza

1. Limitare i cambiamenti climatici:
ricerca, innovazione sociale, lavoro e buona occupazione

Il mondo è di fronte a una svolta epocale.
La crisi energetica e la crisi finanziaria incideranno fortemente sui destini dell’umanità.
Gli Stati e le autorità internazionali dovranno governare un processo di transizione che faccia leva sulla democrazia e sulla giustizia sociale a livello globale di uscire dall’era dell’energia fossile e di entrare nella nuova era dell’energia solare.

E’ questa la strada per fermare la guerra per il petrolio o l’uranio e per costruire la pace: il sole splende ovunque e le tecnologie possono essere disponibili ovunque.
Senza questa consapevolezza e senza un’alleanza tra le forze più colte e avanzate del lavoro e della ricerca per una “svolta solare” la crisi finanziaria globale spingerà i governi più reazionari a usare anche la guerra per il controllo dei mercati e delle materie prime, come il petrolio e l’uranio, mentre governi più moderati cercheranno di praticare le strade più tradizionali sperando in una crescita economica senza investire risorse umane e finanziarie nell’innovazione strategica.

Queste due strategie, se pur molto diverse tra loro, esprimono una visone arretrata della realtà climatica ed energetica e si muovono sulla base del paradigma di sviluppo che è alla base di questa situazione: se non si ferma lo spreco di materia e di energia fossile si può innescare una spirale devastante per il futuro dell’umanità rendendo irreversibile il processo che sta portando a cambiamenti climatici sempre meno governabili.
L’obiettivo delle forze più avanzate punta a rompere questa perversa spirale; a disaccoppiare la ricerca del benessere dal consumismo; a operare a ogni livello territoriale, globale e locale, per affermare un nuovo rapporto tra le persone e la natura, tra l’ambiente e lo sviluppo.

Anche grazie all’impegno di Prodi, che nel suo ruolo di Presidente della Commissione Europea, riuscì a unire un numero di Paesi sufficienti, gli Accordi di Kyoto sono operativi, anche senza le firme degli Stati Uniti, della Cina e dell’India e rappresentano il punto di riferimento dell’UE.
Ma per il trascinamento di quelle firme, la pressioni di forze economiche potenti ma arretrate e il continuiamo dei governi conservatori le emissioni complessive di CO2 hanno continuato a crescere nella grande maggioranza dei Paesi firmatari, tra cui L’Europa nel suo complesso e l’Italia.

Oggi la sfida è quindi ancora più elevata.

Il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America nel suo discorso di insediamento di fronte a milioni di persone in tutto il mondo ha detto una frase chiara che riguarda anche noi:
“l’uso che noi facciamo dell’energia rafforza i nostri nemici e minaccia il pianeta”.
Le sue scelte sulle questioni ambientali ed energetiche, la scelta dei suoi collaboratori fanno capire, oltre che sperare, che l’America possa davvero girare pagina e che i loro veti verso una politica energeticamente più responsabile possano diventare solo un brutto ricordo.

E’ del tutto evidente che lo scontro sarà ancora durissimo a livello globale e in ogni singolo Paese se non ci sarà un forte cambio delle classi dirigenti per allontanare quanti hanno ancora la testa e la cultura rivolta al passato, di qualsiasi partito essi siano.
Molto, infatti, dipenderà dalle scelte delle classi dirigenti globali e locali: dipenderà da chi avrà nelle mani le leve fondamentali del governo energetico ed economico dei Paesi più importanti e per quanto ci riguarda dell’Italia e dell’Europa.

Il ruolo dell’Europa nel governo della transizione verso l’era solare

L’Europa sta cercando di dotarsi di obiettivi ancora più stringenti, nonostante l’ostruzionismo dei governi più arretrati come quello italiano, per imprimere una svolta, per avviare un processo di riconversione ecologica dell’attuale sistema di sviluppo.

La sintetica formula delle “Tre 20” sintetizza questa nuova strategia per raggiungere al 2025 questi tre obiettivi: aumentare del 20% il risparmio energetico e del 20% l’energia prodotta da fonti rinnovabili; ridurre del 20% le emissioni di gas climalteranti.
E’ una formula strategica che pone l’obiettivo di modificare i comportamenti personali e sociali e di cambiare il sistema di sviluppo e di consumo dell’intera Unione Europea: un’assunzione forte di responsabilità verso i Paesi più poveri per stimolarli a ricercare nuove strade per un benessere che non sia solo consumistico e basato sullo spreco di energia o di materie prime non rinnovabili.

Sarà questo il livello più alto dello scontro culturale e politico per il governo dei singoli Paesi.
Ed è del tutto evidente che lo scontro non sarà sull’uso di questa o di quella tecnologia bensì sull’idea di benessere, su un nuovo paradigma dello sviluppo che si basi sulla giustizia sociale a livello globale, su eque relazioni internazionali tra tutti i Paesi a prescindere dai rapporti di forza e sulla costruzione della pace.

Il governo della transizione dall’era dell’energia fossile all’era dell’energia solare dovrà basarsi sulla democrazia, sul coinvolgimento e sulla partecipazione attiva dei cittadini a ogni livello: è una nuova idea di comunità che deve affermarsi per la modifica dei consumi, dei prodotti e dei modi di produrli.
Come ha sottolineato recentemente il prof. Rifkin siamo di fronte alla necessità e alla grande opportunità di cambiare il punto di vista e di essere liberi nel costruire un nuovo mondo.

L’Italia è ancora all’inizio del cammino… e inciampa

Il nostro Paese è uno dei Paesi più arretrati e meno preparati a questo salto epocale.
Il Governo Berlusconi spinge l’Italia ancora più indietro come si è visto alla recente conferenza europea per la scelta delle strategie per contrastare i cambiamenti climatici.

Questo Governo non si occupa di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni, anzi opera nella direzione opposta contrastando chi opera in coerenza con le scelte dell’Unione Europea.
La scelta di ridurre le detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione e di efficienza energetica è solo un piccolo esempio di quanto sia arretrata la loro cultura e il loro sistema di alleanze.
Non hanno l’obiettivo di ridurre il fabbisogno energetico con azioni di risparmio e per loro la scelta dell’energia nucleare è una scelta ideologica a sostegno di uno sviluppo senza limiti.

Queste scelte espongono l’Italia al rischio di emarginazione economica e tecnologica per la mancanza di strategie innovative del sistema produttivo per prodotti progettati per un basso consumo unitario di energia e per il recupero e il riciclo massimo di materia.

La fuga dei ricercatori è il segno di questo declino culturale e strategico.
Anche l’occupazione risente di questa mancanza di strategie innovative: se i tedeschi vengono in Italia a prendere il sole e noi andiamo a comprare i pannelli solari in Germania vuol dire che non abbiamo colto un’opportunità che era di fronte a noi perché avevamo la testa rivolta al passato.

Emilia-Romagna: regione europea, “regione solare”

Anche nella nostra Regione, pur avanzata su tutti gli indicatori di sviluppo tradizionale, siamo in forte sofferenza per l’arretratezza complessiva nelle politiche ambientali ed energetiche.

L’avvicinarsi del picco petrolifero e i cambiamenti climatici dovuti alle emissioni in atmosfera di gas climalteranti così come evidenziato dall’IPPC (Intergovernamental Panel Climate Change) e dalla Conferenza delle Parti di Montreal, devono divenire i nuovi e fondamentali paradigmi di ogni scelta dei Comuni, della Provincia e della Regione.

Pur in questa realtà complessiva molte imprese della nostra regione hanno sviluppato la ricerca e l’innovazione: sono queste le potenzialità su cui possiamo contare per un progetto innovativo regionale che ci porti in Europa, nell’Europa dell’energia solare.
La Regione deve assumere il ruolo guida di una nuova strategia pubblico-privata per l’innovazione strategica in campo energetico e ambientale elaborando un Piano Strategico Plurisettoriale con precisi obiettivi settore per settore in coerenza con gli obiettivi delle “TRE 20” dell’Unione Europea.

Un Piano Strategico da verificare anno per anno con le imprese più innovative per orientare le scelte e i finanziamenti regionali per colmare al più presto il gap nel campo energetico e assumere un ruolo guida all’interno del nostro Paese: quello che fu in passato può essere anche domani.

Molti Paesi e Regioni europee stanno adeguando le loro politiche per il risparmio energetico e per ridurre le emissioni inquinanti e per governare le trasformazioni dei loro sistema economici e sociali necessari per un benessere di qualità dei loro cittadini.
E’ un salto necessario anche per la città Metropolitana di Bologna e per il suo futuro.
Sarà un cammino lungo e siamo già in ritardo…

Città Metropolitana di Bologna e nuove strategie energetiche ed ambientali

La Città Metropolitana è la dimensione territoriale oggi più idonea oggi per scelte fondamentali capaci di affrontare le contraddizioni ambientale, sociali ed economiche.

C’è bisogno di un nuovo progetto che rimetta ordine nella catena delle priorità per individuare gli obiettivi per una evoluzione/rivoluzione capace di unire le forze culturali, sociali e produttive, in particolare le più giovani, più colte e più avanzate.
C’è bisogno di forze nuove, consapevoli della necessità di affrontare con realismo e lungimiranza la trasformazione energetica per uscire in anticipo dalla crisi della “città fossile” con obiettivi di trasformazione urbana che riducano il fabbisogno di energia e attivino la produzione di fonti alternative per anticipare l’era dell’energia solare.

La stessa crisi industriale delle città, e di Bologna in particolare, ha bisogno per un suo nuovo futuro di una trasformazione ecologico/energetica del suo modo di produrre e dei suoi prodotti, ha bisogno di un nuovo rapporto tra ricerca e produzione; tra Università, Istituzioni e Imprese per uscire dal passato.
La situazione è talmente complessa che impone scelte precise e nuove, argomentate e attente nella gestione per ottenere la partecipazione consapevole dei cittadini verso il cambiamento del paradigma dell’attuale tipo di sviluppo per un nuovo benessere di qualità, più che di consumo.

I dati ci dicono che Bologna non rispetta i limiti stabiliti dagli accordi di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti; non rispetta i limiti per la qualità dell’aria stabiliti dall’Unione Europea per la tutela della salute dei cittadini; e l’uso di fonti energetiche rinnovabili è ancora molto basso mentre alte sono le potenzialità.

La tutela dei “beni comuni”, acqua, aria e territorio, come il risparmio energetico, dovranno essere assunti come limiti che stimolano la ricerca e l’innovazione strategica quali “giacimenti indispensabili” per il futuro delle città.
La produzione, come la cultura e il turismo, saranno una fonte di reddito positiva se il loro rilancio sarà intimamente collegato con il risparmio delle risorse e la qualità delle modalità di vita utilizzando anche gli investimenti privati per questa nuova strategia.
L’impegno per un nuovo rinascimento urbano, per una città più equa e giusta, dovrà far leva sull’autonomia decisionale delle Istituzioni elettive, sulla democrazia partecipata e su scelte coerenti con la riconversione ecologica ed energetica del sistema economico e sociale regionale, anche contrastando le pressioni delle lobbies dominanti che non vogliono cambiare: bisogna battere i veri “signori del NO”.

Risparmio energetico

Bologna, come tutte le grandi città spreca quantità elevate di energia fossile per alimentare il suo sistema produttivo, la mobilità, il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici.
Com’è noto almeno il 50% dei consumi energetici sono costituiti da inefficienza e sprechi che possono essere eliminati senza ridurre il benessere dei cittadini, anzi migliorandolo.

Questa è la prima miniera energetica da coltivare per il futuro dell’area metropolitana bolognese.
Il risparmio energetico diventa l’obiettivo prioritario di ogni scelta o atto amministrativo pubblico, sia per le nuove realizzazioni che per la ristrutturazione di quelle esistenti, a partire dagli edifici residenziali e terziari, pubblici e privati che sono veri e propri “edifici colabrodo” a cui andranno chiusi i buchi per ridurre lo spreco energetico prima di utilizzare energia pulita che costa molto.
L’azione per il risparmio energetico è la scelta più rilevante perché interviene sulla città costruita e determina grandi opportunità per la ricerca e per nuova occupazione e lavoro nei settori dell’edilizia e degli impianti, anche frenando la spinta a consumare ulteriore territorio per lavorare.

Le Istituzione dell’Area Metropolitana di Bologna dovranno promuovere l’incontro tra Banche e operatori dell’efficienza energetica per favorire modalità di prestito finanziario collegate al risparmio energetico così come da tempo avviene in Europa e imprese lungimiranti che operano per la riduzione degli sprechi degli edifici degli impianti di illuminazione.

Energia rinnovabile

Ferma la scelta prioritaria del risparmio e dell’efficienza energetica bisognerà operare perché l’energia di cui ci sarà bisogno sia sempre meno fossile e sempre più solare.
Gli edifici e le superfici pubbliche devono diventare i siti per la produzione energetica.
I Comuni devono diventare produttori di energia rinnovabile, anche in società miste con privati.

La domanda di energia elettrica, gli incentivi statali ed europei, la contrattazione dei certificati energetici attiveranno investimenti per realizzare impianti industriali di produzione energetica.
In generale, questi impianti di grandi dimensioni per sfruttare al meglio il sole, il vento, l’acqua, o le biomasse possono essere in conflitto con la tutela del paesaggio e dell’ambiente.

Questa scelta, di per sé semplice, dovrà coniugare l’efficienza energetica con la tutela ambientale e la bellezza paesaggistica considerando l’intera catena produttiva e le tecnologie necessarie per la produzione, il trasferimento e il consumo, oltre all’impatto degli impianti di produzione energetica.
Tale valutazione dovrà essere preventiva a ogni decisone di merito, sulla base della VALSAT e della tutela dei beni storici, dell’ambiente e del paesaggio.

E’ evidente che esiste un interesse pubblico alla produzione di energia rinnovabile per sostituire l’energia fossile e ridurre l’inquinamento; così come esiste un interesse pubblico alla tutela del paesaggio e dell’ambiente. Quello che deve essere chiaro è che non possono essere le attese di profitto e le royalty offerte ai Comuni a ridurre a definire le regole per la tutela dei “beni comuni”.
I Comuni, le Province e la Regione dovranno definire regole urbanistiche adeguate per un equilibrio degli interessi in campo considerando la bellezza e il risparmio energetico come valori.

Migliorare la qualità dell’aria

L’aria dell’area urbana di Bologna, come quella di molte grandi aree urbanizzate, è fortemente inquinata. Essa ormai supera i limiti di emissione degli ossidi di azoto e di ben tre volte il limiti di tutela della salute previsti dall’Unione Europea per le emissione di nano polveri, PM10 e PM2.5.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità valuta che a Bologna, oltre alla crescita delle malattie polmonari e vascolari, almeno 250 persone ogni anno anticipano la loro morte per la pessima qualità dell’aria. La situazione attuale permane, con qualche modesto miglioramento, in tutta la sua gravità: siamo di fronte a un’emergenza nazionale paragonabile all’eutrofizzazione dell’adriatico o all’emergenza rifiuti in Campania.

In questo quadro è fondamentale mettere a sistema le strategie e le politiche per la riduzione dell’inquinamento atmosferico con quelle per la riduzione delle emissioni di gas serra.
Sia i piani energetici, sia quelli più direttamente legati alla riduzione delle emissioni inquinanti devono cercare di massimizzare il loro impatto sulla riduzione dei gas serra e viceversa, anche con forti investimenti nella ricerca e nella modellistica. Di conseguenza una maggiore attenzione va posta sulla coerenza tra mitigazione delle emissioni, adattamento al cambiamento climatico e impatti ambientali.

Regione, Provincia e Comuni dovranno agire di concerto per limitare le emissioni di gas inquinanti con regolamenti edilizi per il risparmio energetico, limitazioni del traffico e riduzione delle emissioni produttive per rientrare nei limiti della qualità dell’aria annuale prevista dalle Direttive dell’Unione Europea. Inoltre, per ridurre i picchi di sforamento delle PM10 e delle PM 2,5 i Sindaci, quali autorità sanitarie, dovranno definire una mappa delle più rilevanti fonti di emissioni che, oltre al traffico, possono essere limitate nella loro attività per evitare che i cittadini vivano per più giorni in ambiente urbano inquinato.

La Regione e le Autonomi Locali dovranno assumere orientamenti rigorosi per incidere molto di più sulla qualità dell’aria e per evitare di superare il limite dei 35 giorni di sforamento annui definiti dall’Unione Europea. In particolare, dopo il raggiungimento di tale limite dell’UE, le Istituzioni Locali dovranno adottare un protocollo per la riduzione delle emissioni al fine di prevenire il superamento dei limiti d’inquinamento dell’aria delle grandi fonti d’inquinamento (traffico, industrie, inceneritori, centrali di riscaldamento, ecc.) nel caso in cui i modelli previsionali indichino che la mancanza del necessario livello di rimescolamento dell’aria porti alla crescita delle concentrazioni degli inquinanti con un forte rischio per la salute dei cittadini.

Ridurre l’Impronta Ecologica

L’attività umana usando le risorse naturali produce ricchezza, rifiuti e inquinamento.
L’impronta ecologica del mondo è sempre più in rosso.
La parte più ricca del mondo sfrutta le risorse di altri popoli più poveri per mantenere il proprio stile di vita e di consumo, e non solo. Ormai questo sfruttamento di risorse non rinnovabili ha già superato la capacità di carico della Terra e si stanno usando le risorse delle future generazioni che rischiano di trovarsi in un mondo ambientalmente sempre più povero e invivibile.

L’impronta ecologica, in parole semplici, misura in modo convenzionale il rapporto tra il peso dell’attività umana sul territorio e la sua relativa capacità di sopportare tale peso.
Più precisamente essa rappresenta in ettari il consumo di risorse e gli scarti da smaltire dovuti all’attività umana nel nostro pianeta (stato, regione, ecc) mentre la Biocapacità rappresenta, la capacità dello stesso territorio di fornire prodotti utili all’uomo e di assorbire i suoi rifiuti.

Da calcoli recenti risulta che nella Provincia di Bologna ha un’impronta ecologica media per abitante pari a 4,3 ha, mentre la biocapacità è di solo 1,7 con uno scarto di circa 2,6 ha; mentre il Comune di Bologna ha un’impronta ecologica è pari a 4,7 ha, una biocapacità di 0,8 con uno scarto ancora maggiore, pari a circa 3,9 ha.
L’obiettivo strategico oggi è quello di operare per ridurre il bisogno di materie prime e la produzione dei rifiuti della nostra attività. Questo richiede coerenza culturale, scelte precise, utilizzo di tecnologie avanzate, scoperta e utilizzo delle potenzialità e delle risorse rinnovabili del proprio territorio.
L’obiettivo di ridurre la nostra impronta ecologica per tendere a chiudere i cicli principali (acque, alimentazione, rifiuti e di tutto ciò che con le nostre azioni, abbiamo rotto o interrotto) ci porta a lavorare per un svolta verso un’economia di giustizia e sobrietà, che implica rispetto per l’ambiente, per i diritti, per la pace, per l’equità:

ricerca del benessere comune nella sobrietà e con la consapevolezza del limite;
risparmio ed efficienza, energia solare e rinnovabile, per diventare indipendenti dai combustibili fossili, dal nucleare, dalle emissioni di gas serra e di polveri cancerogene;
difesa della democrazia e suo ampliamento verso la partecipazione attiva dei cittadini;
società solidale e aperta alle diversità, nel rispetto delle regole di convivenza;
difesa dei diritti, sanciti dalla Costituzione, e del lavoro;
tutela del territorio agricolo e urbano da interventi di cementificazione continua;
valorizzazione e tutela dei beni comuni: acqua, aria, energia, paesaggio, culture locali;
difesa della biodiversità e degli habitat naturali.

2. Scelte culturali e strategie operative
per una città metropolitana ambientalmente sostenibile

La Città Metropolitana di Bologna dovrà dotarsi di strategia che operi con decisione per una forte riduzione degli sprechi energetici e ambientali e per la sostituzione dell’energia fossile con quote crescenti anno per anno di energia da fonti rinnovabili.
Bologna, proprio per affermare il suo ruolo di capoluogo, deve saper unire impegno pubblico, ricerca e imprenditoria privata avanzata per assumere un ruolo trainante nella riconversione ecologica del sistema produttivo, economico e sociale dell’intera Regione.

La nuova Amministrazione della città di Bologna, sarà chiamata a compiere tante piccole grandi scelte che dovranno essere coerenti con i grandi assi strategici fino a oggi solo parzialmente percorsi in una politica purtroppo incoerente e poco capace di incidere sulla realtà.
Ogni scelta dovrà introdurre innovazione energetica e ambientale nel sistema di vita della città, nella mobilità, nell’edilizia, nella produzione per ridurre l’uso di energia fossile, ridurre le emissioni e usare sempre più energia rinnovabile.
Quanto sopra proposto potrà essere attuato in modi molto diversi e con la creatività pubblica e privata che è necessaria per affrontare situazioni così innovative.
Ecco alcune scelte da attivare immediatamente nel nuovo mandato amministrativo e che impegneranno per molti anni l’attività e le scelte degli Enti Locali e della Regione:

Partecipazione dei cittadini e Comunità solari locali

Questa svolta ha bisogno di un largo consenso e di forte partecipazione dei cittadini.

L’informazione e la formazione culturale e professionale saranno decisive per costruire il futuro.
La partecipazione dei cittadini e la consapevolezza pubblica della necessità di questa svolta energetica saranno sempre più forti se saranno sostenute da scelte strategiche e da atti quotidiani concreti da parte delle istituzioni pubbliche e degli amministratori pubblici

I cittadini possono essere sostenitori di queste strategie ma possono anche diventare produttori di energia rinnovabile e protagonisti attivi della transizione dal petrolio all’era solare.
Gli interventi per l’efficienza energetica e per la produzione di energia elettrica con impianti per energia rinnovabile favoriscono le attività economiche e possono attivare forme cooperative tra i cittadini per migliorare le loro abitazioni condominiali e il loro benessere fino alla produzione di energia per l’auto-consumo e per la vendita.

L’associazione di cittadini in “Comunità solari locali” può diventare un nuovo modo di partecipazione alla vita sociale con ruoli attivi per il benessere dell’intera comunità.
Attività ambientali ed economiche a livello territoriali così innovative richiedono un intervento dei Comuni per il loro sostegno con relativi finanziamenti e regole adeguate per favorire, nel rispetto della tutela ambientale e paesaggistica, la realizzazione d’impianti di produzione energetica; impianti appropriati per la comunità locale, gestione da parte di “cooperative di cittadini” per produrre energia elettrica pulita con parchi solari a pannelli fotovoltaici, impianti di mini-eolico o mini-idroelettrici, centrali a biomassa con produzione e raccolta di materiale vegetale in ambito locale ambietalmente sostenibile, senza gigantismi inutili e dannosi.

Ristrutturazioni energetiche degli edifici e degli impianti di illuminazione.
Utilizzo di modalità “ESCo” (Energy Service Company)

Con la crisi finanziaria, l’investimento per nuove tecnologie energetiche può essere considerato un ostacolo per una politica per l’efficienza energetica.
In particolare per gli Enti Pubblici e le famiglie questo nuovo gradino può sembrare troppo alto.
Non v’è dubbio che l’oscillazione e l’instabilità dei costi energetici può rendere complicati i calcoli degli ammortamenti dei relativi investimenti, ma molte volte questi ostacoli sono enfatizzati dalla mancanza di conoscenza e dal prevalere delle solite logiche tradizionali.

In Europa, e da più tempo anche in Italia, operano Società di Efficienza Energetica (ESCo) che si assumono il rischio dell’investimento il cui ammortamento sarà garantito annualmente dal risparmio energetico ottenuto per il numero di anni necessari per coprirlo.
Allo stesso costo energetico il privato avrà un benessere ambientale migliore, favorirà la riduzione dell’inquinamento e in un futuro molto prossimo pagherà molto meno al bollette energetica.

Le società “ESCo”, pubbliche, private o miste, che rendono possibili questi interventi sono già operanti anche in Italia ma sono poco conosciute e poco aiutate ad emergere.

Per attivare questa importante novità del sistema produttivo è necessario non solo che i Comuni dell’Area Metropolitana si avvalgano di questa modalità per i loro interventi di efficienza energetica ma che operino, assieme alla Regione e alla Provincia, con l’informazione e l’azione promozionale per sollecitare le Banche locali, le società energetiche pubbliche e le imprese private ad attivare e sostenere questa modalità “ESCo” anche per favorire la ricerca, il lavoro e l’occupazione.

Ridurre il consumo di energia e migliorare l’illuminazione di edifici e spazi pubblici

Gli edifici pubblici, palazzi amministrativi, scuole, palestre, centri preparazione pasti ecc. possono diventare delle fonti di risparmio di energia, e di risorse pubbliche, ancora inesplorate.
Oggi, in generale, questi luoghi pubblici di spreco energetico sia per l’involucro edilizio che per l’uso di impianti di illuminazione e di apparati illuminanti del tutto superati e “spreconi”.
Inoltre, l’illuminazione stradale e degli impianti semaforici può essere migliorata senza investimenti diretti degli enti pubblici, riducendo la bolletta energetica annuale e risparmiando risorse.

Oggi è possibile ristrutturare impianti d’illuminazione di scuole, palestre ed altri edifici pubblici, come degli impianti per la illuminazione di strade, piazze e parchi, o degli apparati semaforici migliorando la qualità dell’illuminazione e ridurre la dispersione luminosa e il consumo energetico.

Questi interventi possono essere realizzati senza investimenti diretti degli Enti Pubblici ricorrendo a Società di Efficienza Energetica, le ESCo.

Comuni e provincia dovranno definire un Piano di Interventi per le opportune “analisi energetiche” degli impianti e degli apparati esistenti per poi elaborare un progetto di ristrutturazione con il contributo di una società ESCo prescelta sulla base delle leggi sugli appalti.
Le ESCo, elaborato un progetto tecnico per il risparmio energetico e per una nuova qualità della illuminazione potranno proporre un piano finanziario per ammortizzare l’investimento, anche riconoscendo un ritorno annuale per le casse pubbliche.

E’ del tutto evidente che per un numero di anni concordato l’ente pubblico continuerà a pagare una bolletta energetica ma consumerà e inquinerà molto meno, poi da un certo punto in poi risparmierà in modo netto sulle spese correnti annuali dell’ente stesso senza avere speso un euro.

Risparmiare energia per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici pubblici

Per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici pubblici esistenti, salvo casi esemplari, si consuma più del doppio dell’energia necessaria con forte un’emissione di gas climalteranti e con una spesa energetica che incide fortemente sui bilanci degli enti pubblici.

Anche in questo caso Comuni e Provincia potranno operare con la metodologia delle società ESCo ricorrendo a una fotografia termografica dell’edificio interessato e a un’analisi dei ponti termici per valutare il costo dell’intervento necessario per raggiungere un beneficio accettabile dato da efficienza energetica e benessere abitativo raggiungendo un livello di qualità almeno corrispondente alla Classe C, cioè 7mc di metano a metro quadrato l’anno.

L’intervento dovrà riguardare pareti, tetti e vetrate, per ridurre la dispersione energetica dell’involucro e gli impianti per migliorare il riscaldamento e il raffrescamento dell’edificio per ridurre il fabbisogno energetico complessivo.

Anche in questo caso per la ristrutturazione degli edifici pubblici esistenti gli Enti Locali avranno un miglioramento della qualità dei loro edifici senza alcuna spesa di investimento per poi avere dopo gli anni necessari per il suo ammortamento una riduzione della bolletta energetica annuale.

La modalità “Esco”, anche in questo caso potrà essere di grande utilità per gli Enti Locali.

Inoltre, bisogna evitare di cadere nell’errore di pensare che le difficoltà finanziarie dei Comuni impongano il rinvio di interventi per il risparmio energetico negli edifici pubblici da costruire.
Sarebbe un grave errore, sia strategico che economico-sociale.

I Comuni dovranno avere la lungimiranza di investire sull’innovazione energetica investendo per strutture ed edifici che producano, oltre a maggiore benessere e minore inquinamento, un risparmio della bolletta energetica annuale e ridurre la spesa corrente, vero dramma per i comuni.

Le azioni della Regione, della Provincia e del Comune di Bologna, come degli altri Comuni dell’Area Metropolitana, dovranno utilizzare i loro strumenti per sostenere questa scelta con regole generali innovative, a cui anch’essi, come i privati, dovranno sottostare:
- definire con i RUE in corso di approvazione standard di qualità energetica per gli edifici e per gli impianti di riscaldamento, raffrescamento e illuminazione coerenti con le tecnologie disponibili e standard di ristrutturazione edilizia compatibili con questi obiettivi;
- dare la priorità per i contributi pubblici a progetti per la qualità e al risparmio energetico;
- garantire il fabbisogno del credito per tali interventi con criteri selettivi in tal senso
- usare i Regolamenti Edilizi (RUE) in corso di approvazione per incentivare standard ancora più efficienti di quelli obbligatori previsti dalla Regione e in vigore dal 1° luglio 2008, finanziari o edilizi crescenti fino alla “passività energetica”, ripartiti equamente tra costruttori e utilizzatori finali.

Ridurre l’uso di energia degli edifici privati e rinnovare il settore edilizio

Il Governo Berlusconi ha deciso di togliere l’obbligatorietà del certificato energetico: un regalo assurdo agli imprenditori più arretrati e un danno per la salute dei cittadini.
Nella nostra Regione, comunque, a seguito della Delibera Regionale sull’efficienza energetica, adottata in base del “principio di cedevolezza” (DPR 192/07), resta il diritto di ottenerlo e i nuovi edifici, autorizzati dai comuni dopo il I° luglio 2008, devono rispettare lo “standard minimo obbligatorio” di efficienza energetica stabilito dalla delibera stessa assimilabile per la realtà bolognese alla classe C-B del sistema “Casa Clima”, cioè da circa 7-5 mc di gas a mq/anno grazie a un mix tra pareti ed apparati energetici e di illuminazione efficienti e e l’uso di fonti rinnovabili.

La norma regionale prevede inoltre che dopo il 1° luglio anche gli edifici esistenti ristrutturati con una superficie superiore ai 1000 mq debbano rispettare appositi livelli di trasmittanza delle pareti opache trasparenti e lo standard minimo obbligatorio previsto per le rispettive zone climatiche.
Sono norme di grande importanza per il rinnovamento urbano e per favorire la ristrutturazione energetico-ambientale dell’area metropolitana bolognese dove molti sono gli edifici colabrodo, sia singoli che condominiali.

Inoltre, questa è anche una grande possibilità di trasformazione di qualità del sistema di produzione edilizio, di valorizzazione delle competenze tecniche e di concentrazione degli investimenti e del lavoro sulla ristrutturazione urbana invece che sul consumo di territorio vergine.
Per favorire questo processo i Comuni con i propri RUE potranno incentivare la costruzione e la ristrutturazione di edifici con migliori livelli di qualità energetica: Classe A nei POC.
In particolare i Comuni potranno studiare forme di incentivi edificatori per favorire l’intesa tra i proprietari condominiali nella ristrutturazione energetica di interi condomini sulla base di appositi piani enrgetico-finanziari e modalità ESCo, oltre che rigorosi controlli sull’edificio costruito.
Efficienza idrica ed efficienza energetica

Negli ultimi decenni, per una somma di processi conseguenti allo spopolamento della campagna e della montagna, all’industrializzazione, all’inquinamento e all’aumento dei consumi, l’acqua disponibile per usi civili (bere, confezione dei pasti, igiene personale, etc.) si è ridotta in misura sensibile e impone nuove politiche pubbliche per regolare l’intero ciclo idrico-energetico:

riequilibrio dell’uso delle acque tra usi civici, agricoli, industriali ed energetici
lotta agli sprechi e incentivi al riciclaggio, al risparmio e al recupero
lotta all’inquinamento in tutte le sue manifestazioni

L’Unione Europea con la Comunicazione della commissione sulla “Water Scarcity” COM(2007) ha voluto evidenziare come risparmiare acqua significa anche risparmiare energia e già à molti Paesi Europei stanno definendo nuove “Water Strategy” per affrontare:

• l’incertezza e la gestione delle risorse idriche
• le emissioni di CO2 e l’uso dell’energia nella gestione delle risorse idriche
• la valorizzazione delle risorse idriche
• la governance e la legislazione per la gestione delle risorse idriche

In particolare viene evidenziato che una si può ottenere una forte riduzione di CO2, con una riduzione di costi, promuovendo l’efficienza energetica nel settore idrico.
In Italia l’Autorità per l’energia ha da tempo definito delle schede standardizzate per progetti di risparmio idrico che implicano risparmi energetici mentre nella nostra Regione i distributori di acqua sostengono di aver già distribuito circa 4 milioni di riduttori di flusso alle famiglie e di avere ricevuto incassato i certificati bianchi per il risparmio energetico connesso.
Il Piano di Tutela regionale delle acque evidenzia che (solo per il civile) “le misure di risparmio e razionalizzazione idrica possono fornire da sole, in termini di risparmio diretto ed indiretto, un contributo di rilevante, pari a circa il 20%, alla efficienza energetica e alla riduzione delle emissioni di CO2 della nostra regione”.

Queste scelte strategiche dovranno diventare gli obiettivi su cui l’itero sistema delle Istituzioni pubbliche opera per attivare forti risparmi idrici, energetici ed economici per la riduzione delle perdite di rete e per la qualità dell’acqua della nostra realtà.

Tutela della qualità e risparmio idrico

Il risparmio idrico dovrà sempre più essere un obiettivo fondamentale.

L’Italia è uno dei paesi europei che consuma più acqua, diversamente dall’Europa.

In Emilia-Romagna il Piano di tutela delle acque (PTA), predisposto in applicazione delle direttive europee sull’acqua, è lo strumento di pianificazione per raggiungere al 2016 gli obiettivi di qualità ambientale elevata sul Reno e nel suo bacino, attraverso misure per la qualità come l’estensione delle fognature e la depurazione e misure quantitative come il rilascio del minimo deflusso vitale e altre come il risparmio idrico in tutti i settori e la riduzione delle perdite.

Occorre quindi porsi l’obiettivo immediato di approvare il Piano delle acque provinciale, confermando l’obiettivo della buona qualità del Reno anche a valle di Casalecchio e pervenire ad un bilancio idrico in equilibrio al 2016 con un contenimento dei prelievi di falda per eliminare definitivamente la subsidenza antropica, che già in questi anni si è ridotta.

Centrale è quindi una politica pubblica di tutela delle acque e per la regolazione del minimo deflusso vitale, la tutela delle falde e la riduzione dei prelievi con la verifica e la riduzione delle concessioni, la modifica dei regolamenti edilizi per il risparmio in tutti i settori e il riuso delle acque negli insediamenti industriali e nei servizi più rilevanti (aeroporti, ipermercati ecc.) anche in osservanza delle direttive dell’autorità di bacino sull’invarianza idraulica.

Per questi obiettivi a livello provinciale e comunale dovrà continuare ed estendersi l’attività d’informazione e coinvolgimento dei cittadini per la modifica dei loro comportamenti e l’assunzione di pratiche attive di riduzione dei consumi individuali e familiari, con l’aiuto delle scuole.

E’ quindi necessario attivare nei Comuni dell’area metropolitana una campagna informativa per favorire la conoscenza delle modalità di uso oculato dell’acqua indicando le modalità di risparmio energetico e idrico connessa alla pulizia personale e all’uso di lavatrici, lavapiatti oltre a suggerire, in accordo con le associazioni dei consumatori, l’acquisto di ausili domestici a basso consumo e la necessità di un uso oculato dell’acqua per il giardinaggio e l’orticultura favorendo la realizzazione di piccoli impianti a pioggia e il compostaggio familiare dove esistono piccoli orti o giardini.

Inoltre, i Comuni, in accordo con Regione, Provincia ed HERA o con altro distributore di energia o con una ESCo, possono attivare una distribuzione capillare di massa di “riduttori di flusso” alle famiglie e per il loro uso negli impianti sportivi, negli alberghi, nei bar e in tutti i locali pubblici.

I Quartieri, in accordo con associazioni ambientaliste, i centri anziani e le associazioni dei pensionati dovranno essere coinvolti per assumere il ruolo di facilitatori culturali e operativi per favorire un ampio coinvolgimento delle persone sui grandi temi dal risparmio idrico e sulle semplici operazioni che possono favorirlo più del pensabile.

Mobilità sicura, efficiente e ambientalmente sostenibile

La questione della mobilità nell’area bolognese non è ancora risolta.
Basta solo citare il numero di morti e feriti sulle strade, in particolare di pedoni e ciclisti, i pericoli per la salute pubblica per l’elevato inquinamento dell’aria, fuori legge rispetto alle Direttive dell’UE per comprendere il lavoro di cui c’è ancora bisogno nell’Area Metropolitana di Bologna.

E’ prevalsa anche qui da noi una forte “ambiguità strategica”: dietro lo slogan della “mobilità sostenibile” è stata data la priorità al sistema stradale invece che al sistema su ferro.
Inoltre, Bologna è stata troppe volte ridotta a un “nodo stradale nazionale” per cui prevale la logica del potenziamento delle infrastrutture di attraversamento rispetto alla mobilità delle persone che si muovono nella nostra realtà: la prevalenza dell’Alta Velocità sui pendolari ne è l’ultimo esempio.
Questa “ambiguità strategica” tarpa le ali a Bologna e alla Regione.

C’è bisogno di una svolta, culturale e amministrativa, per modificare l’ordine delle priorità per favorire la mobilità delle persone, invece che dei mezzi privati: ferrovie locali e regionali per la mobilità dei pendolari, tram e filobus, servizi auto in affitto o in uso collettivo (car sharing), taxi collettivi a chiamata, piste ciclabili e aree pedonali.
Sono strategie che richiedono fermezza negli obiettivi e duttilità nella gestione per evitare che le ovvie difficoltà si trasformino in opposizioni radicali.

La Regione Emilia-Romagna, la Provincia e il Comune di Bologna devono imprimere una svolta alle loro politiche per dare la priorità alla mobilità e alla salute delle persone; per uscire dalle logiche della “città per le auto” e costruire la “città per le persone”.
Per vincere questa sfida, oltre a nuove risorse per gli investimenti e per la gestione annuale dei servizi, serve soprattutto che “emerga” questa visione strategica e che le priorità negli investimenti siano coerenti con questa strategia.

Per la scelta delle priorità, in questa situazione di scarse risorse, bisognerà dotarsi di sistemi di valutazione dei costi economici, sociali e ambientali complessivi per scegliere i sistemi che meno costano e inquinano in termini complessivi per persona trasportata.
Questo confronto dovrà comprendere nel calcolo anche i costi “esterni” di ogni sistema di mobilità adottando appositi Bilanci Ambientali e un Conto Locale Trasporti per rendere conto ai cittadini dei costi e del peso che tali scosti hanno sul sistema fiscale locale per gestire la mobilità sostenibile.
Inoltre, le nuove infrastrutture del trasporto pubblico devono essere concepite come grandi occasione del rinnovamento urbano per migliorare la qualità della città e delle zone in cui passano.

Servizio Ferroviario Metropolitano

Il SFM dovrà diventare lo scheletro fondamentale della Città Metropolitana di Bologna.
E’ la soluzione migliore per la mobilità di migliaia e migliaia di pendolari e di cittadini che potrebbero usarlo abitualmente se fosse cadenzato, frequente e gradevole.
Già oggi, nelle ore di punta, pur con vetture scandalose e con frequenze che non tengono conto dei bisogni dei cittadini l’affluenza è tale che si raggiungono livelli pesanti di sovraffollamento.

Obiettivo prioritario del prossima mandato amministrativo sarà quello di completare il servizio e di portarlo al cadenzamento orario e alle frequenze di 15 e 30 minuti nelle ore di punta.
Le risorse pubbliche per la mobilità dovranno essere prioritariamente destinate all’acquisto dei nuovi treni e per la gestione annuale di questo servizio integrato con le linee dei bus che dovranno essere modificate per realizzare una intermodalità intelligente ed efficiente con il SFM.
Inoltre dovranno essere previsti treni notturni verso la periferia dell’area metropolitana tenendo conto della reale domanda e della sostenibilità dei costi relativi.
Il Servizio Ferroviario Metropolitano nell’area più urbanizzata dovrà assumere le caratteristiche di una metropolitana di superficie per cui i nuovi treni dovranno essere a rapida accelerazione, a due piani a caricamento rapido per ridurre i tempi di percorrenza e avere una potenzialità di carico elevata nelle ore di punta.
Questa scelta strategica deve anche prevedere servizi di parcheggio custoditi e gratuiti ai capolinea periferici per auto, moto e bici mentre i bus dovranno fungere da mezzi scambiatori verso tutte le direzioni per massimizzare l’uso dei treni e ridurre l’uso dell’auto al fine di ridurre lo stress e il tempo dedicato alla mobilità delle persone.
E’ una strategia semplice, già realizzata in molte città europee, che potrà essere realtà anche qui.

Riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riciclo di materia, smaltimento:
paga meno chi ricicla di più

Molti sono i modi con cui oggi si possono raccogliere e smaltire i rifiuti.
Molte sono oggi le contraddizioni esistenti nella catena di gestione dei rifiuti: raccolta differenziata, produzione di compost organico, riciclo dei materiali, recupero energetico con i termovalorizzatori e discarica finale.

La nuova strategia “RIFIUTI ZERO”, elaborata a livello dell’Unione Europea per il recupero energetico e il riciclo dei materiali post-consumo richiede forti cambiamenti delle strategie attuali.
L’obiettivo strategico di una nuova politica in questo settore dovrebbe puntare alla “prevenzione dei rifiuti” utilizzando le risorse pubbliche per sostenere politiche integrate di prodotto orientate ecologicamente per merci che siano riutilizzabili, riciclabili e compostabili.

La politica di riduzione dei rifiuti è la strategia vincente.
In ogni settore dei materiali post-consumo è possibile indicare obiettivi di riciclaggio (vestiti, giocattoli, materiali elettronici, ecc); così come è possibile ridurre l’uso personale di materiali specifici: plastica, organico, carta, imballaggi, e di incentivare il supermanto dei vuoti a perdere.
I comuni dovrebbero quindi lanciare l’obiettivo di ridurre di 100 kg all’anno i rifiuti a persona.
Nell’ambito di questa nuova strategia i Comuni dell’Area Metropolitana Bolognese dovrebbero aderire alla rete “Meno 100 chili” promossa dalle città e regioni europee che aderiscono all’Associazione“Acr+” che ha l’obiettivo di raggiungere un livello minimo di rifiuti per persona.

Inoltre, è necessario superare l’esperienza di “Comuni pilota” ed estendere a tutta l’Area Metropolitana” la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali.
La soluzione della “raccolta porta a porta” si è dimostrata la più efficace raggiungendo in molti Comuni oltre il 70% di riciclaggio. Devono però essere evitati modalità di raccolta che “scaricano” sui cittadini molti problemi organizzativi a vantaggio dell’utile di impresa delle società di raccolta.

Per questo “salto strategico”, la riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali devono accompagnarsi con una nuova politica tariffaria: paga meno a chi ricicla di più.
A tal fine tutti i materiali raccolti per il riciclo dovrebbero essere a costo zero per l’utente che dovrebbe pagare a peso solo per quello che consegna per lo smaltimento tradizionale.

Inoltre, i Comuni devono individuare zone in cui i singoli cittadini possano portare i materiali post-consumo, prima ancora che siano legalmente considerati rifiuti, per permettere lo scambio tra i cittadini dei materiali riutilizzabili con un piccolo contributo per la gestione del sito di riciclo.

Per completare il ciclo del risparmio energetico e del riciclo della materia dei rifiuti bisognerà anche modificare le modalità dello smaltimento terminale dei residui perche gli inceneritori e le attuali discariche non saranno più necessarie.

In molte realtà dell’Europa si stanno attivando impianti di nuova concezione per il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) dei rifiuti urbani.
Sono impianti di nuova concezione con diverse versioni tecnologiche che permettono il trattamento finale dei rifiuti non riciclabili riducendo i gas di serra e la emissione di fumi e polveri.
Questi impianti sono molto più flessibili e meno costosi di altre tecnologie, come gli inceneritori, anche perché possono essere adeguati ai livelli di raccolta differenziata e alle modifiche dei costumi di vita e di consumo nel corso del tempo.

Sarebbe necessario, in rapporto con la crescita della raccolta di differenziata, valutare la possibilità di realizzare un impianto TMP sperimentale da affiancare all’inceneritore esistente nella realtà bolognese.
Per un consumo critico e responsabile

Non v’è dubbio alcuno che per risparmiare energia e ridurre i rifiuti bisogna modificare le modalità di produzione, aumentare la riciclabilità dei prodotti, ridurre gli involucri e lo scatolame, accrescere la consapevolezza del consumatore: anche in questo caso è meglio prevenire.

E’ necessaria quindi una “formazione culturale” diffusa e una pratica pubblica che opera con coerenza in tale direzione in ogni suo atto per un consumo critico e consapevole, per un ruolo attivo del consumatore che pretende che ai suoi sacrifici di tempo e di denaro corrisponda un rigoroso impegno della pubblica amministrazione e degli organi di governo locale e regionale.

In questo contesto sta crescendo la consapevolezza della “distinzione” tra raccoglitori e smaltitori dei rifiuti per evitare che nelle segrete procedure si possano riunire i rifiuti così faticosamente separati dai cittadini che molte volte sono impegnati in faticose camminate ecologiche per portare i rifiuti ai posti giusti.

Forse la soluzione non dovrà essere così drastica, ma certamente sarà compito dei Comuni garantire i cittadini sulla rigorosa separazione dei rifiuti differenziati dai cittadini e sarà ancor di più loro compito modificare la tariffazione per trasformare i beni post-consumo da rifiuti a merce con un valore economico nel mercato del riciclo.

Compito certamente non facile ma che può essere iniziato con interventi sperimentali nei settori più avanzati della raccolta e del riciclo della materia.

*dal documento del gruppo ambiente di SD

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  1. Per il futuro di Bologna » “La questione ambientale punto centrale della terza rivoluzione industriale” — 7 maggio 2009 @ 09:04

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