Città Metropolitana
Creazione della Città Metropolitana
La creazione della città metropolitana ed il nuovo assetto istituzionale che ne deriva rappresentano il nodo centrale da affrontare nella consapevolezza che nessun problema che riguarda Bologna e il suo domani può essere risolto, prescindendo dalla nuova dimensione metropolitana e dalla sua collocazione in ambito regionale ed europeo. Da molti anni se ne parla, ma non si è proceduto di un passo. Da 50 anni l’assetto istituzionale della città capoluogo regge sulla innovazione introdotta con l’attuazione dei consigli di quartiere, ad opera dell’amministrazione delle epoca e frutto della felice collaborazione tra Dozza e Dossetti, ora dobbiamo pensare ai prossimi 30-50 anni.
Questa consapevolezza era sentita anche nella passata campagna elettorale tanto che nel programma di mandato presentato dal Sindaco Cofferati per l’approvazione del Consiglio Comunale era scritto:
“Da Bologna (io) a Bologna (noi)
Bologna Promuove la partecipazione
Area Metropolitana
Bologna non può chiudersi in se stessa, la base su cui deve poggiare le politiche di governo per tornare ad essere importante in Italia ed in Europa è quella dell’area metropolitana. Tutte le principali questioni che dovremo affrontare non sono risolvibili all’interno dei confini comunali. Intendiamo costruire, insieme alla Provincia e ai Comuni bolognesi, un chiaro itinerario di governo, un programma per l’area metropolitana all’altezza delle sfide che il nostro territorio dovrà affrontare. Nel prossimo mandato vanno ricercate le condizioni per un percorso largamente condiviso che ci porti ad un governo unitario e partecipato della città metropolitana. In previsione di questo nuovo assetto vanno ridisegnati i compiti dei Quartieri e dei Comuni che la comporranno.
La grande intuizione di Dossetti, ripresa ed attuata da Dozza, di costruire una forma nuova di partecipazione dei cittadini al governo della città portò alla costruzione dei Quartieri. Bologna divenne punto di riferimento in tutta Italia. Oggi i quartieri hanno subito un processo di svuotamento e di mortificazione, praticato scientemente dall’attuale amministrazione. Proponiamo di rilanciare ed innovarne la funzione, dotandoli di competenze e risorse certe, affinché i cittadini ritrovino in essi uno snodo esaustivo per tanti bisogni e necessità espresse. Dovranno diventare, nel processo di avvicinamento alla città metropolitana dei veri e propri municipi. A tal fine occorrerà una definizione degli ambiti territoriali.”
Di tutto cio non se ne è fatto nulla; o per lo meno se ne è continuato a parlare senza alcuna conseguenza pratica.
Posizioni ufficiali si sono susseguite nel corso degli anni così come vogliamo ricordare e documentare.
A cominciare dal 22 settembre 2005: A cinquant’anni dal Libro Bianco il Sindaco presenta alla conferenza dei Presidenti di quartiere “Una nuova fase del decentramento e della partecipazione” attingendo a piene mani dal Libro Bianco di Dossetti.
Nell’agosto 2006 in modo solenne Regione-Provincia-Comune firmano “Accordo quadro per la Città Metropolitana di Bologna” [ Fronte, pag.1, pag.2, pag.3, pag.4 ]
Nonostante gli impegni sottoscritti ogni ente va per conto suo e si arriva così agli ultimi documenti quello del Comune datato 16 maggio 2008 “indirizzi per una riforma del decentramento” (rivolto ai quartieri “Il ruolo” e “L’architettura istituzionale”..) e quello della Provincia datato 16 luglio 2008 e dedicato a “la Governance della provincia di Bologna” dai quali appare evidente lo stallo nella costruzione effettiva del processo di riforma: della città metropolitana non se ne parla più!
Voci in controtendenza in questo stesso periodo ve ne sono state, si sono infatti svolti numerosi convegni organizzati da diversi soggetti associativi, il 1° marzo, 2 giugno, 3 settembre 2005 e 4 febbraio 2006, che hanno visto tra i maggiori animatori e convinti assertori del progetto di riforma il compianto professo Achille Ardigò, “Quartieri e partecipazione: il caso del centro storico di Bologna” [ Pag.1 Pag.2 ]
Inoltre vogliamo dare testimonianza, per la loro autorevolezza, della posizione assunta dai Sindacati CIGIL-CISL-UIL (relazione di Alessandro Alberani) nel convegno del 3 maggio 2006 “Città Metropolitana si può… si deve fare”
e l’altrettanto autorevole relazione del prof Luciano Vandelli presentata nel settembre 2006
Prospettive della Città Metropolitana nell’area bolognese
Che si conclude con questa considerazione:
“In un’accurata indagine sulle città europee, due attenti studiosi francesi dedicano alle vicende di Bologna metropolitana, negli anni ’90, un interessante rapporto, nel quale, conclusivamente, tendono a evidenziare le cause della crisi del progetto di realizzazione della Città metropolitana, individuandone in :
a) difficoltà e tensioni nel sistema politico locale;
b) assenza di un adeguato quadro legislativo;
c) mancanza di un sostegno da parte della società locale, a partire dalle forze economiche.
Spero che, questa volta, non si ripeta nessuna di queste condizioni. Intanto, il fatto che, oggi, l’iniziativa di questa giornata sia stata assunta precisamente da forze economiche, e che già le organizzazioni sindacali abbiano espresso il proprio impegno su questi temi, costituiscono importanti segnali positivi.
Quanto alle istituzioni, si è detto che questa o quella istituzione deve “far un passo indietro”.
Non la vedrei in questi termini. A mio avviso, a tutti si richiede apertura e disponibilità a mettere in discussione assetti e competenze consolidate, superando ogni atteggiamento – esplicito o larvato – di diffidenza, separatezza, isolamento, difesa aprioristica di ogni aspetto del proprio modo di essere e di operare.
Occorre, a mio parere, che ciascuno sia disponibile a fare un passi indietro, per fare tutti insieme un passo avanti il nostro territorio, la nostra collettività, la nostra Città.”
Questo passo avanti a tutt’oggi non è ancora stato fatto, è urgente farlo.
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