BOLOGNA CITTA’ METROPOLITANA un contributo di Alessandro del Piano

Un programma politico deve contenere azioni concrete per trasformare e migliorare la società in cui viviamo, ma perché la proposta di queste azioni sia credibile è necessario che si costruisca una base istituzionale e sociale che sappia dare strumenti reali perché quelle azioni diventino realtà vissuta, perché la società possa beneficiare di migliori e più adeguati servizi.

Oggi Bologna non ha una struttura istituzionale e sociale adeguata alle nuove sfide che vogliamo intraprendere. Se ancora troppi sono i fronti di politica amministrativa su cui dobbiamo lavorare con impegno e tenacia è anche perché le nostre istituzioni non sono organizzate rispetto alle reali dimensioni con cui la società bolognese lavora, vive, si muove. Se i problemi di mobilità, ambientali, di competitività del settore economico, di rafforzamento delle grandi eccellenze quali la fiera, il sistema ospedaliero, l’università, ecc, di nuove povertà, di offerta di servizi per i più disagiati in primis la casa, di carenza di risorse pubbliche, sono oggi problemi ancora irrisolti non è solo perché non sono state trovate le soluzioni giuste ma soprattutto perché non ci sono state le istituzioni giuste con il compito di risolvere quei problemi.

La città metropolitana deve essere la scelta strategica politica fondativa di qualsiasi programma elettorale per dare credibilità al programma stesso. Chi elaborerà soluzioni e proposte, anche delle più efficaci e innovative, senza impegnarsi in un cambiamento profondo delle nostre istituzioni farà un esercizio teorico ma incompleto, e quindi inutile.

Il nostro territorio è oggi pronto ad assumere questo cambiamento. Rispetto a soli pochi anni fa, in cui ogni Comune viveva di vita propria, c’è una esperienza di collaborazione interistituzionale che va colta e rafforzata. Oggi esistono 9 Associazioni di Comuni che hanno condiviso la gestione di servizi, quali l’anagrafe, i tributi, la polizia municipale, ecc, ma soprattutto hanno intrapreso una stagione di scelte politiche intercomunali importanti sul fronte della pianificazione urbanistica, della programmazione dei servizi pubblici, delle politiche per la casa, delle politiche dello sviluppo economico. Il Comune di Bologna ha partecipato a questa fase di collaborazione interistituzionale dando però un contributo parziale e insufficiente.

Anche la società civile non è più organizzata per ambito comunale. Le associazioni di categoria, quelle sindacali, le associazioni politiche e di cittadini non sono più organizzate a livello comunale, ma a quello provinciale e spesso a quello di Associazione Intercomunale.

Non solo quindi i problemi hanno travalicato i confini, ma la stessa società civile, economica e istituzionale si è modificata andando oltre i singoli 60 Comuni. Oggi i problemi che abbiamo di fronte coinvolgono tutti i cittadini bolognesi, da Porretta a Molinella, da Anzola a Imola. E allora ci vuole un’azione di coraggio, ci vuole la forza di porre l’ultimo determinante tassello a questa nuova società. Ci vuole la Città Metropolitana di Bologna.

Ma non vogliamo qui dichiarare solo un principio, vogliamo anche fare una proposta costituita da un obiettivo finale a cui tendere, e da azioni concrete da mettere in campo da subito.

La Città Metropolitana dovrà essere quella che coincide oggi con i confini provinciali e organizzata per Associazioni di Comuni. Il Comune di Bologna potrà essere lui stesso una Associazione di Municipalità, che volendo possono coincidere con gli attuali quartieri, rafforzati nella loro autonomia, nelle loro funzioni e nella possibilità di dare più servizi ai cittadini. Le Associazioni non non comportano nuovi organismi politici e nuove spese, anzi sono esse stesse produttrici di risparmi finanziari perché razionalizzano funzioni oggi disgregate a livello comunale.

In definitiva, si avrebbe così un territorio costituito da 2 soli livelli elettivi, il Consiglio Metropolitano e i 68 Consigli Comunali e Municipali, a fronte invece di oggi dove vi sono 3 livelli elettivi (il consiglio provinciale, i 60 consigli comunali e i 9 consigli di quartiere).

Una scelta quindi che: crea l’istituzione adeguata ai problemi di Bologna, la Città Metropolitana; semplifica e riduce i livelli elettivi e i consigli istituzionali (elimina il Consiglio Comunale di Bologna e quello della Provincia di Bologna sostituendoli con un solo Consiglio Metropolitano); garantisce l’identità comunale e cittadina mantenendo i Comuni come i riferimenti per i servizi ai cittadini; crea strumenti di gestione e governance intercomunale con le Associazioni di Comuni per la razionalizzazione dei servizi e per il coordinamento delle politiche comunali.

In questo modo i Comuni avranno il vantaggio di sgravarsi di compiti di carattere sovracomunale avendo così maggiori disponibilità per dare servizi ai cittadini. I cittadini dell’attuale Comune di Bologna manterranno la loro identità sociale e vedranno rafforzati i servizi sociali erogati oggi dai quartieri, che potranno così essere anche luogo di decisione e di maggiore partecipazione cittadina.

Ma tutti i bolognesi avranno maggiori possibilità che quei problemi metropolitani oggi irrisolti possano trovare finalmente una soluzione.

Coloro che si candidano nelle forze di centrosinistra devono assumere questo come l’impegno principale, formulando una proposta chiara e senza ambiguità, portandola poi avanti concretamente, una volta eletti, in tutte le sedi istituzionali e sociali, in primis il Governo Italiano. Una proposta che stabilisca le nuove istituzioni con le rispettive competenze e funzioni.

Ed è su queste funzioni che vogliamo concludere la proposta. La Città Metropolitana dovrà assumere le competenze e la responsabilità su il governo e le trasformazioni territoriali e urbanistiche, sulla pianificazione della mobilità, sugli indirizzi delle politiche sociali quali la casa, l’integrazione sociale, l’assistenza sanitaria, sull’ambiente, sull’economia e il sostegno alle imprese e alla ricerca scientifica, sui grandi poli metropolitani, dalla Fiera all’Aeroporto, dall’Interporto alla Stazione Centrale, sull’istruzione e i grandi eventi culturali e museali.

Alessandro Del Piano

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